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Recensione “Il mondo in cui viviamo”

Si tratta di un CD Rom prodotto da Mani Tese, famosa associazione di volontariato che si occupa di impegno alla giustizia sociale.

Seppure dedicato al 2000, questo lavoro multimediale prende in esame, in un ordine ragionato, i diversi rapporti pubblicati negli ultimi 4 anni da FAO, UNICEF, OMS, ACNUR, OIL, UNDP, Banca Mondiale. I temi trattati quindi vanno  dall’alimentazione agricoltura, infanzia, istruzione, salute, rifugiati, al lavoro, sviluppo economico, povertà, globalizzazione.

Vi emerge una realtà che divide i paesi poveri da quelli ricchi, abbinata però allo sforzo di attuare miglioramenti significativi. Rimangono comunque evidenti le due grandi sfide: governare la crescente interazione  tra le varie regioni del mondo e combattere la povertà dei diversi milioni di persone che rimangono escluse dai processi di ricchezza dovuti al mercato.

“Il mondo in cui Viviamo” intende far conoscere le varie sfacettature dello sviluppo sociale attraverso la sintesi dei Rapporti più significativi  pubblicati dalle maggiori Agenzie delle Nazioni Unite…” “Questo sviluppo rappresenta un obiettivo di tutti i paesi: non solo per quelli poveri nel Sud del mondo, ma anche per le società del Nord che devono fare i conti con problemi quali la disoccupazione, la miseria e l’esclusione sociale.”

Interessante sottolineare la presenza nel CD delle varie Carte dei diritti, da quelle dell’uomo a quelle dell’acqua del suolo, degli alberi…

Questo documento si rivela utile ad educatori ed insegnanti che vogliono trattare la questione sociale mondiale utilizzando direttamente i rapporti ufficiali internazionali e i numerosi dati contenuti.

Il Cd  può essere richiesto direttamente a:

Mani Tese Piazza Gambara 7/9  -  20146 Milano versando £ 20.000 sul ccp 291278 .

Giuseppe Dini

 

“Responsabilità per il Creato”

L’ufficio nazionale per la Pastorale del Lavoro ed il Servizio Nazionale per il progetto culturale, due emanazioni della Conferenza Episcopale Italiana, presentano un interessante lavoro su “Responsabilità per il Creato”. Un testo voluto come “un sussidio per le comunità” da leggersi, perché no, durante queste vacanze estive. “Si tratta, di uno strumento di riflessione per le nostre chiese, pensato e vissuto di per sé in una prospettiva e con un metodo di lavoro ecclesiale. Uno sforzo…di una chiesa che…reimpara costantemente  a leggere la realtà sociale nella prospettiva dell’avvento del regno di giustizia e di pace”. Sono le parole che il direttore nazionale per la pastorale del lavoro don Paolo Tarchi, ha inserito nella presentazione del libro. Ventiquattro gli autori coinvolti nella realizzazione di questo sussidio, che scorre nella lettura e carico di esempi pratici, come nell’introduzione di Mons. Carlo Bregantini, Presidente della citata commissione, dove ricorda un vecchio ulivo salvato due anni prima dalle fiamme di un incendio boschivo. Nel settembre 2000, lungo la costa Jonica dove fu distrutto un intero campeggio con 13 morti, nel vicino paese di Roccella, questo possente albero deviò un immenso masso destinato al centro abitato.

“Tra la vita di uomo e la vita di un albero c’è un nesso inscindibile. Tra noi ed il Creato c’è un rapporto vitale”.

Nella prima parte del testo si affrontano i rischi del pianeta, con a supporto le varie carte internazionali, una cronologia degli eventi significativi per la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, città, rifiuti, mobilità, lavoro, il dissesto territoriale, l’agricoltura, l’effetto serra, la globalizzazione.

Nella seconda sezione è dedicata agli interventi ecclesiali: il magistero ecclesiale verso l’ambiente, la risposta delle chiese a questa problematica, testi ecclesiali dedicati al creato, una serie di interventi che analizzano la teologia della creazione.

Particolarmente interessante il vocabolario di etica ambientale dove, si analizzano le parole ricorrenti nella salvaguardia del Creato, e, alla luce dei nuovi strumenti informatici, un data base  di documenti ecclesiali e alcune esperienze pilota portate avanti dalle chiese e da comunità religiose in tema ambientale.

Nella terza sezione, dedicata alle prospettive per l’azione, sono riportati riferimenti ad associazioni cattoliche, quali l’Agesci, Anni Verdi, Bilanci di Giustizia ed altre

Infine cosa che mi ha fatto particolarmente piacere, sono state inserite proposte di celebrazione del creato, prese dal Benedizionale, le Quattro tempora, con allegati degli schemi di celebrazione del Creato.

Credo che questo testo meriti veramente la lettura non solo da parte dei fedeli, i quali vi possono trovare la giustificazione dei loro interventi sociali a tutela della salute dell’uomo e del Creato, dove esso è parte intrinseca, ma anche per i clerici, che possono aggiornarsi così ai nuovi segni dei tempi, con la consapevolezza di una conversione permanente che è richiesta a tutti i credenti.

Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro

Servizio nazionale per il progetto culturale

della Conferenza Episcopale Italiana

“Responsabilità per il Creato” Un sussidio per le comunità

Ed. Elledici Leumann (TO) 2002 € 9,50  

Sant’Angelo in Vado 26.7.02

Giuseppe Dini

Recensione Il drago e L’Agnello

E’ un libro adatto per chi vuol sapere di più sulla globalizzazione. Ogni capitolo propone un argomento specifico completo, non solo delle relative analisi geopolitiche, ma anche correlato da una serie di dati, schemi e tabelle, estratti dalle informazioni ufficiali delle diverse agenzie internazionali.

Con la prefazione di Alex Zanotelli, conosciuto missionario comboniano, la prima parte è dedicata ad una analisi sulla giustizia, sulla pace e sulla salvaguardia del creato; la seconda parte analizza la proprietà privata, le risorse naturali, l’opulenza dei paesi ricchi e la loro superiorità sui quelli poveri, il fenomeno delle migrazioni, le multinazionali ed il debito estero, le finanze ed il fenomeno mafioso.

Interessante, alla fine di ciascun capitolo, l’inserimento di una riflessione finale di tipo spirituale filosofico.

Il drago rappresenta le varie multinazionali, che molto spesso hanno un potere economico superiore a quello degli stessi stati e che vengono paragonate ai quattro cavalieri dell’Apocalisse: fame, invasione, guerra, morte.

E’ anche la frattura che esiste tra i popoli ricchi e quelli poveri, con una serie di fenomeni ad essi legati: la tratta delle donne, la questione dei trapianti illegali di organi, lo sfruttamento dei bambini, le guerre ed anche lo stesso sfruttamento ambientale.

L’agnello scopre cosa succede nella “Terra giusta”, è il tentativo che gruppi comunità, associazioni stanno proponendo per una equa sostenibilità dell’uso della terra. E’ la nonviolenza dei diritti umani, il giusto equilibrio ambientale, inteso a 360 gradi, con tutte le sfaccettature che esso implica, la giustizia internazionale, lo sviluppo sostenibile, la finanza etica, la Tobin Tax (lo 075 % di qualsiasi transazione economica da destinate ai paesi del terzo mondo).

Al testo è abbinato anche un CD Rom, ricco di una serie vastissima di dati utili per ricerche e per approfondire maggiormente gli argomenti proposti.

Il testo è quindi molto adatto per gli insegnanti ed educatori che vogliono  presentare e analizzare le varie dinamiche legate al fenomeno della globalizzazione.

 

Giuliana Martirani è docente di Geografia dello sviluppo alla Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università Federico 2° di Napoli. Impegnata da tanti anni nel settore dello sviluppo sostenibile, della tutela ambientale, del riconoscimento dei diritti della donna. Ha partecipato,  quale delegata, a diverse conferenze Onu, relativamente ai temi citati. La sua produzione bibliografica è notevole e dedicata ai diversi settori già accennati.

Ho avuto modo di conoscerla direttamente a degli incontri di formazione scout regionali, dove aveva manifestato la sua competenza, chiarezza e sicurezza.

“Il Drago e l’Agnello” di Giuliana Martirani ed. Paoline    2001 Milano  £ 38.000 compreso CD.

Giuseppe Dini

La Valle del Metauro

E’ uscita recentemente la terza edizione completa, realizzata dall’associazione naturalistica Argonauta di Fano, di un Cd multimediale su “La Valle del Metauro”. Realizzato con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e la collaborazione diretta del Comune di Fano, questa opera multimediale raccoglie una grande quantità di dati su tutta la valle del Metauro da Fano sulla costa, alla gola del Furlo, ai monti della Luna sulla dorsale Appenninica dove nasce.

Perché

Perché parlare in una rivista di Torino quale “Eco”, di un cd che descrive un piccolo fiume della provincia di Pesaro Urbino nelle Marche?

A mio avviso, rappresenta un lavoro a carattere ambientale tipico non solo per la vastità degli aspetti trattati, per le proposte didattico-educative contenute, soprattutto per la metodologia di lavoro particolare che ne ha permesso la realizzazione.

Infatti tante sono le persone che direttamente hanno contribuito alla realizzazione dei vari aspetti trattati: basta vedere un attimo a chiusura del Cd l’elenco completo degli autori.  Persone che condividendo l’etica ambientale hanno offerto disinteressatamente ciò  che hanno amato e curato dell’ambiente dove hanno vissuto. Insomma ognuno (e non sono pochi) ha messo la sua parte, le sue capacità e conoscenze per poter realizzare, pezzo su pezzo, questo bellissimo lavoro ambientale. Un aspetto che insegna appunto, che l’ecologia non può essere trasmessa da pochi, ma deve essere assunta da una comunità a servizio di una più ampia comunità  che è l’umanità. Ecco che allora diventa importante quanto riportato in copertina: “Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri raccontato, non lo terremo nascosto ai nostri figli” Salmi  78,  3 – 4.

I contenuti

Si può esplorare il Cd attraverso due blocchi di ricerca: per territorio e per temi.

Il primo accompagna attraverso degli itinerari, aree di interesse naturalistico ed i comuni interessati dal progetto. La ricerca per temi è suddivisa in undici sezioni: SCIENZE DELLA TERRA, con particolari riferimenti geologici, morfologici aperti a quasi tutta la valle del Metauro, metoclimatici, con i dati dell’osservatorio “Valerio” di Pesaro e “Serpieri” di Urbino, spelologici e dati relativi ai terremoti della zona; la FAUNA con insetti, molluschi, pesci, mammiferi, uccelli; interessanti di questi ultimi, la possibilità di sentirne i canti e di visionare alcuni brani di filmati; la FLORA con alberi arbusti e funghi; la STORIA DELL’AMBIENTE ove è possibile rivedere gli scavi, i reperti, gli antichi editti di caccia, l’evoluzione della costa nel tempo, gli animali estinti; CENTRI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, SITI ASTRONOMICI, GEOGRAFIA ANTROPICA, ARCHEOLOGIA E STORIA con l’interessante presentazione della battaglia del Metauro tra Romani e Cartaginesi; BENI ARCHITETTONICI con chiese, palazzi, fortificazioni, teatri e musei; OPERE LEGATE ALL’ACQUA dove visionare ponti e traghetti, mulini, centrali idroelettriche, potabilizzatori; infine la CUCINA con una serie di prodotti e ricette che vanno dall’antipasto al caffè.

Veramente un eccezionale documento didattico, che spazia su una ecologia intesa in modo il più possibile ampio e reale, capace di offrire conoscenza del luogo dove si vive, ma anche cultura e storia. Grazie alla interattività delle nuove tecnologie informatiche, è possibile passare con semplicità da un argomento all’altro o fermarti su un comune e conoscere tutto  ciò che vi gravita, in una sorta di fluido percorso.

A completare la sua valenza formativa,  sono state aggiunte nel menù, delle schede di lavoro personale, dove gli studenti possono direttamente intervenire, ed un completo glossario dei termini specifici contenuti.

Notevole è la mole di dati e informazioni inseriti (è riportato per intero anche il libro del geologo Raimondo Selli “Il bacino del Metauro edito dalla Cassa di Risparmio di Fano nel 1954) abbinati sempre ad una eccezionale documentazione fotografica e documentaristica.

In questa terza edizione l’analisi dell’ecosistema Metauro è stata completata dalla foce, nel comune di Fano alla sorgente ubicata sull’Appennino centrale, con in aggiunta anche il territorio dei suoi principali affluenti, quali il Candigliano che ha dato origine alla famosa Gola del Furlo nel quale sono nate le prime centrali idroelettriche della provincia di Pesaro Urbino.

Un elogio particolare va al prof. Luciano Poggiani, responsabile del progetto, che per due anni ha seguito lo sviluppo del CD multimediale, con meticolosa pazienza e indagine certosina. L’opera va a coronare il suo impegno di presidente dell’Argonauta e dei suoi collaboratori, distintisi per la notevole produzione bibliografica dedicata allo studio dell’ambiente e all’accesso educativo che esso offre.

Tale lavoro, come già detto, è stato possibile anche grazie alla disponibilità di tante persone che volontariamente hanno messo a disposizione il loro tempo, le loro ricerche, i loro materiali, per collaborare insieme a questa realizzazione. Un segno anche che volontariato non significa pressappochismo, ma che se ben orchestrato può dare validi risultati.

Gli indirizzi

L’opera multimediale si trova oggi direttamente in linea sul sito www.fondazionecarifano.it alla voce “La Valle del Metauro”.

Inoltre tutto il materiale che non si è potuto mettere nel Cd è andato a formare una banca dati, ricchissima di informazioni, tuttora in costruzione ed in  continuo aggiornamento, raggiungibile al sito www.lavalledelmetauro.it .

E’ possibile vedere il lavoro svolto dalle associazioni ambientali di Fano al sito www.archilei.it, dove Casa Archilei è il Centro di Educazione Ambientale cui si esplicano  tutte le attività delle associazioni coinvolte. Ultimo lavoro prodotto è il libro “L’orto botanico di casa Archilei” di Luciano Poggiani. Il Cd, il libro e altre informazioni possono essere richieste tramite l’indirizzo elettronico archilei@mobilia.it .

Sant’Angelo in Vado 17.7.03

Peppe Dini

 

Recensione libro

“ IN PACE CON IL CREATO. Chiesa cattolica ed ecologia”

“O grande Spirito la cui voce odo nei venti e il cui respiro dona la vita in tutto il mondo, ascoltami…

Fa che le mie mani onorino le cose che tu hai fatto e che le orecchie odano la tua voce…”

Alcuni brani dell’invocazione del Capo Seattle introducono nella prefazione, l’impegno dell’uomo, non dominatore e soggiogatore, ma custode oculato e attento conoscitore delle meraviglie della natura a lui affidata. Nelle prime pagine del testo Antonio Simula, si chiede se la responsabilità del problema ambientale possa essere imputato alla Chiesa e quanto i suoi rappresentanti possano essere scarsamente sensibili a queste problematiche. Opinioni diffuse nell’ambiente laico, ma fortemente discostanti dalla tradizione cristiana: lo stesso messaggio di Cristo  è un inno alla creazione, l’impegno amorevole verso il creato è dimostrato da tanti santi.

L’autore quindi analizza la co-responsabilità del cristianesimo nei confronti dell’ambiente, sottolineando la falsa interpretazione “dell’assoggettare la terra”, soprattutto da parte della scienza e della tecnologia, dell’industria e del potere politico.

Più avanti si esprime in una teologia che si orienta invece alla linea ecologica, sottolineando la responsabilità dell’uomo, chiamato a perfezionare la natura cooperando con essa.

Nel secondo capitolo, mette in risalto la dottrina ecologica della Chiesa Cattolica, dal primo discorso “ecologico”, nel 1950 da parte di Pio XII in difesa degli animali, al discorso di Giovanni Paolo II, per la Giornata della Pace del 1999. In questi ultimi documenti ecclesiali si evidenzia il connubio tra “la questione ambientale e le altre questioni sociali  a dimensione planetaria”.

Interessante poi la presentazione del magistero episcopale in tema ambientale, suddiviso nelle quattro aree ambientali, europea, pacifica, asiatica, latino-americana. Inoltre non mancano i Convegni cattolici e le Assemblee Ecumeniche, nonché gli interventi della Santa Sede  alle conferenze internazionali sull’ambiente.

Per dimostrare quanto i cattolici si impegnano socialmente per la tutela del creato, ci presenta una serie di associazioni e movimenti, dall’AGESCI, Anni Verdi delle ACLI, ai Beati Costruttori di Pace.

Infine attraverso anche una serie di grafici, ci mostra gli interventi in tema ecologico espressi dell’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede.

Un testo insomma che dimostra come oggi, sia sempre più evidente un impegno concreto a tutela dell’ambiente dove viviamo, da parte di tutti i cristiani, non solo per tutelare e migliorare la nostra stessa vita, ma anche, attraverso le meraviglie della Natura, per avvicinarci di più a Dio Creatore.

L’autore, Antonio Simula, è nato ad Alghero nel 1971; laureatosi in sociologia all’università di Trento, è attualmente educatore presso il collegio arcivescovile della stessa città.

L’esperienza scout, condotta nell’Agesci, gli ha maturato la sensibilità e l’attenzione verso le tematiche ambientali, alla luce dell’esperienza religiosa.

Antonio Simula “In pace con il Creato. Chiesa Cattolica ed ecologia” Edizioni Messaggero Padova 2001, € 15,50.

Sant’Angelo in Vado  11.4.02

                                            Giuseppe Dini

 

“Qualcuno vuol darcela a bere.

Acqua minerale, uno scandalo sommerso”

 

E’ il titolo di un libro da poco apparso nelle librerie. L’autore Giuseppe Altamore, giornalista, vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, si occupa prevalentemente di economia, di consumi, di sicurezza alimentare con diverse inchieste dedicate alle problematiche delle acque alimentari (Famiglia Cristiana n. 25 e n. 45 del 2000).

In questo suo ultimo libro (ne ha scritti altri 3) racconta la storia recente delle acque minerali, di come sono state legiferate, di come le pressioni delle multinazionali hanno influito sulla presentazione dei parametri d’analisi.

Più volte nel suo libro viene citato un perito chimico, Pasquale Merlino, della provincia di Potenza, che con la sua particolare insistenza ha, per così dire, “messo il dito nella piaga”. 19 sostanze differenti, potevano essere presenti nell’acqua minerale in misura superiore rispetto ai limiti previsti per le acque potabili, quelle del rubinetto. Si era rivolto a varie autorità, compreso il Ministero della Sanità, ma senza alcun risultato.

Quindi ha scritto alla Commissione europea che ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver fissato dei limiti per le acque minerali superiori a quelli stabiliti. Ecco che allora arrivano i primi interventi legislativi: un gruppo di deputati della Lega Nord il 9 maggio presenta il 9 maggio 1996 la proposta di legge n.385, nell’agosto 2000 Lucio Marengo di Alleanza Nazionale con un gruppo di deputati di uno schieramento trasversale propone una modifica al D. L.Vo 105/1992 sulle acque minerali, ma alle elezioni del 2001 non è stato ricandidato. Paolo Galletti dei Verdi nel corso del 200 aveva presentato due interrogazioni ed una risoluzione…

Il tutto estesamente documentato e riportato nel libro di Altamore.

Una lettura tecnica, a volte specialistica, ma che permette, anche  chi non sa districarsi nei numeri, di capire i sotterfugi ed i notevoli interessi che ci stanno dietro. Tanto attira la lettura di questa problematica, che  si riesce a leggerlo in pochissimo tempo.

Il consumatore frastornato da una assillante campagna pubblicitaria sulle acque minerali (nel libro sono riportati diversi ricorsi all’autorità garante del mercato), si dirige a utilizzare soprattutto queste, rispetto a quella del rubinetto. Gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale d’Europa e sono al terzo posto nel mondo dopo Canada e Usa.

L’acqua bene pubblico per eccellenza, patrimonio dello stato, anche quella del nostro pozzo privato, viene data attraverso concessioni. Le sorgenti attive sono più di 700 su 3.000 censite, 160 le imprese titolari di concessioni. Solo che il costo è notevolmente più alto. Un litro di Perrier costa 3000 volte l’acqua potabile di Milano, la Panna 500 volte più di quella distribuita a Torino.

Gli interessi, sul settore sono così tanti, da avere sul mercato, per legge, diversi tipi di acque: la potabile, la potabile in bottiglia, quella di sorgente, la minerale. Sempre l’interesse ha introdotto, le acque cosiddette “purificate” e “microfiltrate”. “Tutto ciò in una logica commerciale e di profitto. La mercificazione dell’acqua, facilitata dal boom delle acque minerali, rappresenta uno dei mali più gravi ed insidiosi”.

Inoltre i costi di smaltimento delle bottiglie di plastica (Pet) ricadono direttamente sulle regioni, le quali incassano dalle concessioni di captazione delle fonti meno di quello necessario per lo stoccaggio in discarica dei contenitori.

Non manca il capitolo dedicato alle acque potabili, con la poco accattivante visita ad un impianto di potabilizzazione, le giuste critiche al cloro (varechina) utilizzato per la disinfezione delle acque, ma che da origine con la combinazione delle sostanze presenti nell’acqua, a sottoprodotti rischiosi per la salute. Nel libro è possibile trovare un commento sulle acque laziali, diverse delle quali contenenti arsenico, ferro, manganese, vanadio con valori oltre il limite ammesso dalla normativa europea, sui nitrati con limite europeo di 50 milligrammi/litro (45 per le minerali per adulti, 10 per quelle destinate ai bambini). Per il  manganese, c’è nel testo, un riferimento ad alcuni comuni di Pesaro, dove si sono riscontrati livelli elevati di questo elemento. L’attuale normativa in vigore ne prevede un limite di 50 microgrammi/litro, mentre nelle acque minerali, teoricamente il livello massimo consentito è di 2000 microgrammi/litro.

Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 che regolerà le acque potabili entrerà in vigore nel dicembre di quest’anno, modificando i parametri e le metodologie di analisi,  i limiti massimi, le sanzioni previste, che saranno solo di tipo amministrativo, togliendo così l’intervento penale previsto nella vecchia norma.

I proventi del libro saranno destinati dall’autore per il “Progetto pozzi” delle suore missionarie Saveriane che operano nell’area del Camerum e del Ciad.

 

Giuseppe Altamore “Qualcuno vuol darcela a bere. Acqua minerale, uno scandalo sommerso”  Fratelli Frilli Editori Genova 2003  14 €

Sant'Angelo in Vado 19.07.03

Giuseppe Dini 

 

 

ACQUA

Storia e destino di una risorsa in pericolo

 

L’introduzione al libro è di Riccardo Petrella, segreteraio generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell’Acqua che sviluppa tre punti: a chi appartiene l’acqua, l’accesso all’acqua, la scarsità di acqua dolce.

Il primo capitolo trattato dall’autore analizza “il dove, il che cosa ed il quanto del mondo dell’acqua”. Partendo da delle osservazioni della sua terra di origine, il Sud africa, parla del fiume Okavango che dopo 1400 Km  confluisce in un lago senza sbocco sul mare, le cui acque paludose sono uno dei luoghi naturali “più grandiosi del pianeta”. Ma l’acqua non è in crisi solo nell’Africa: in Cina del sud ovest, in  Inghilterra dove si assiste ad un notevole abbassamento della falda, nel Mar Morto che vede un sostanziale e progressivo abbassamento delle acque, nel Ciad dove il Nilo si ritira al ritmo di 100 metri all’anno, il lago Bajkal che diminuisce costantemente.

Il fabbisogno umano viene definito come “accesso a quantità d’acqua sufficienti per bere e per garantire l’igiene”.

C’è chi sta rimorchiando  e utilizzando gli iceberg per produrre acqua da bere, un modo per attaccare la risorsa direttamente dalla sua origine nel mondo. 1,4 miliardi di Km cubi è stimata la quantità globale dell’acqua di cui il 97 % è inutilizzabile perché salata; il 3 % è dolce e di questa frazione noi possiamo utilizzare solo lo 0,26 %. Oggi si estrae dagli acquiferi una maggior quantità rispetto a quella apportata dal ciclo idrologico, con il conseguente sovrasfruttamento delle falde.

Non manca nel testo una analisi storica, antica e moderna, dell’uso dell’acqua dove si evince che l’uomo ha scoperto deviato accumulato l’acqua, facendone incetta e abusandone. Oggi con le condizioni climatiche che stanno evidentemente cambiando, l’uomo non fa che accelerare, con lo sfruttamento dell’acqua, l’avanzare dei deserti, il degrado delle risorse naturali, contribuire alle repentine variazioni meteorologiche. L’acqua contaminata da inquinanti, è il dono dell’uomo all’idrosfera. Qualche esempio fra tutti il fiume Volga, Il Danubio, i Grandi Laghi del Nord America, il fiume Giallo in Cina.

Un capitolo a parte è stato dedicato al lago d’Aral, dove le forti captazioni dai suoi emissari principali, per l’irrigazione dei campi di cotone, i pesticidi usati e dilavati, mettono in crisi questo mare di acqua dolce ed in continuo ed evidente restringimento. A peggiorare le cose una base segreta,  dell’ex URSS, in un’isola, dove sono sotterrati gli avanzi destinati alla guerra chimica e biologica dell’esercito russo. Una serie di conseguenze impreviste, che penalizza fortemente le popolazioni che vi gravitano.

Un interrogativo esplicato con dovizia di particolari, si può leggere, nel testo: “le dighe sono pulite, sicure, e creano riserve per gli anni di siccità: perché allora sono state messe al bando?”. L’autore non manca di esempi eclatanti  e documentati, di molti sbarramenti, anche quelli costruiti nei paesi occidentali, messi a rischio dalle piene fluviali o dalla imperizia dell’uomo.

Alle dighe si collegano i danni provocati dall’irrigazione sfrenata, dalla conseguente contrazione delle falde acquifere a causa degli eccessivi emungimenti e scarichi.

Prosegue con l’analisi del sistema Tigri ed Eufrate, con i problemi tra le popolazioni che vi gravitano, le dighe realizzate. Non manca un attento esame tra l’uso e la distribuzione delle acque tra tre paesi importanti: Canada, Messico e Stati Uniti; qui vengono nominati i colossi societari del campo dell’acqua quali la Lyonnaise des Eaux, la Compagnie de Suez ed i grandi progetti ad esse collegate. Anche la Cina mostra i problemi legati all’acqua: dal 1985 il fiume Giallo puntualmente secca prima di arrivare al mare.

La parte finale del libro è dedicata alle soluzione e programmi; “Se l’acqua scarseggia, le scelte sono le seguenti: conservazione, soluzioni tecnologiche o politica della violenza. Prospettive a volte taglienti, quelle dell’autore, ma sostenute con cura e con dovizia di dati.

“La follia umana può scatenare guerre per l’acqua, ma la creatività umana le può ancora prevenire”.

 

Marq De Villers, sudafricano che vive in Canada. Già editore e direttore di “Toronto Life” ha pubblicato diversi libri sui suoi viaggi, esplorazioni e storia. “Acqua” ha avuto un grande successo negli Stati Uniti e Canada dove ha ricevuto il premio Governor General’s Literary Award.

 

Marq De Ville “ACQUA Storia e destino di una risorsa in pericolo” Sperling & Kupfer Editori Milano 2003

 

Sant’Angelo in Vado 20.10.04

Giuseppe Dini

 

 

ORO BLU
La battaglia contro il furto mondiale dell’acqua.

 

Nella  Prima parte del libro si analizza il fenomeno della crisi dell’acqua, mettendo in evidenza situazioni di grandi nazioni quali gli Usa, il Messico, la Cina, il Medioriente “la sete del mondo diventerà uno dei problemi più pressanti del XXI secolo … In alcuni casi i prelievi di acqua sono così elevati, in rapporto alla loro disponibilità, che le acque superficiali stanno letteralmente ritirandosi e le riserve delle falde acquifere vengono svuotate più rapidamente di quanto serva a loro per rifornirsi tramite le precipitazioni”

Il problema degli scarichi e del relativo inquinamento idrico peggiora la situazione della risorsa idrica: “ Una sola goccia di petrolio può intaccare la potabilità di 25 litri di acqua; un grammo di policloruro di bifenile, sostanza utilizzata per ottenere una infinità di prodotti, dai cosmetici ai pesticidi è sufficiente per fa diventare un miliardo di litri di acqua inidoneo alle forme di vita di acquadolce”. Scarichi intensivi, perdita dei acqua dai grandi laghi, deforestazione, riscaldamento globale, irrigazione eccessiva e agricoltura non sostenibile, dighe e bacini artificiali mettono a rischio questa importante risorsa. La crisi idrica mondiale minaccia l’umanità, non solo per i rischi dovuti all’inquinamento, ma anche per un accesso poco equo alla risorsa, dove i paesi occidentali la consumano eccessivamente a causa di uno stile di vita decisamente consumistico.

I progetti delle grandi dighe come quello delle “Tre Gole” in Cina mette a rischio enormi masse di popolazione soggette ad un esproprio forzato ed in balia dei dirigenti locali, aggiungendo a questo, tutti quei conflitti che sono direttamente o indirettamente collegati all’acceso delle risorse idriche. Infine si assiste allo scontro nel controllo dell’acqua tra il settore pubblico e quello privato sempre più emergente.

Su questo punto si apre la seconda parte dedicata alla politica dell’acqua e qui  ci si chiede se sia un bisogno o un diritto. La globalizzazione considera l’acqua un prodotto vendibile e le corporazioni transnazionali si impegnano sempre più verso una mercificazione della natura sollecitando più spesso, speculazioni finanziarie nel settore: nascono così una nuova stirpe di imprenditori chiamati “cacciatori d’acqua”. Due grandi società multinazionali di origine europea, la Vivendi Universal e la Suez detengono oltre il 70% dell’odierno mercato dell’acqua in ben 130 nazioni, intervenendo non solo nella distribuzione idrica, ma anche nelle gestioni fognarie, depurazione, infrastrutture idriche, dissalazione acqua di mare.

Nella gestione privata dei servizi idrici la catena di responsabilità diventa estremamente nebulosa, dimostrando l’insuccesso della privatizzazione.

Le multinazionali dell’acqua sono così pronte a proporre grandi progetti come quello libico dell’attraversamento del Sahara con grosse condutture capaci di convogliare 700milioni di metri cubi annui, grandi canali, trasporto via oceano con meganavi cisterna, o con contenitori galleggianti.

Le Istituzioni finanziarie e commerciali internazionali si sono trasformate in meri strumenti nelle mani dei grandi magnati dell’acqua.

Occorre perciò delineare una via da percorrere, così come espresso nell’ultima parte del libro. Viene riportato come la gente del mondo si oppone attivamente all’usurpazione dei diritti sull’acqua, anche attraverso il sostegno al controllo pubblico, la lotta alla privatizzazione, attivandosi per migliorare la qualità dell’acqua, impegnandosi per il ripristino dei sistemi idrografici, concordando lotte internazionali. Obbiettivi e principi comuni possono salvare l’acqua del Pianeta: perciò occorre impegnarsi per la tutela dell’acqua, stessi diritti per tutti di questa risorsa. La conclusione con una serie di principi ed enunciati cui tutti la persone sono invitati a  diffondere e far rispettare: un cammino lungo e faticoso della gente comune che potrà salvare e salverà le scorte d’acqua mondiali: “Noi crediamo che l’acqua appartenga alla terra e a tutte le specie e che nessuno abbia il diritto di appropriarsene per lucro. L’acqua è parte del patrimonio mondiale e deve essere conservata nella sfera pubblica per sempre e tutelata da efficaci leggi nazionali ed internazionali: in gioco c’è il concetto dei commons, l’idea di riconoscere tramite le nostre istituzioni pubbliche un mondo da condividere con le sue risorse, e da conservare per le future generazioni.”

 

Maude Barlow è presidentessa del Council of Canadians e autrice di svariati saggi in Nord America. Fa parte del direttivo dell’Internationa Forum on Globalization e cofondatrice del Blu Placet Project, associazione mondiale per la protezione dell’acqua.

 

Tony Clarke è il direttore del Polaris Institute of Canada. Fa parte  del direttivo dell’International Forum on Globalization. Saggista e coautore con Maude Barlow di tre libri sui Multilateral Agreement on Investment, di cui contestano la legittimità animando in Canada un vasto movimento di protesta.

 

Maude Barlow Tony Clarke “Oro Blu. La battaglia contro il furto mondiale dell’acqua” Arianna Editrice Casalecchio BO 2004, € 14,00

 

Sant’Angelo in Vado 27.10.04

Giuseppe Dini

 

FISICA

Corso di sopravvivenza

 

Tre colleghi amanti della fisica si trovano insieme per scrivere questo testo. Stefano Masci, fisico, ma anche poeta e umorista, Ennio Peres esperto in giochi matematici vincitore nel 1998 del premio “Gradara Ludens” l’anima collante del libro, Luigi Pulone astronomo dell’Osservatorio di Roma.

Un testo dedicato “alla didattica divulgativa con un impostazione né troppo impegnativa né troppo superficiale” così indica Peres nella introduzione; non solo, ricco di consigli pratici per la vita quotidiana, per portare il lettore a stupirsi nei confronti dei fenomeni naturali.

Il testo è diviso in sezioni , così come un vecchio libro di fisica delle superiori: meccanica, termodinamica, acustica, ottica, elettricità, elettromagnetismo, astrofisica, fisica nucleare.

Il contenuto però per quanto legato alle nozioni fisiche contiene degli esempi di vita di ogni giorno che permettono di capire meglio il fenomeno; come un piccolo peso legato allo specchietto retrovisore dell’auto, capace di indicare le variazioni di velocità, accelerazioni appunto, così come il passeggero che si trova in piedi nel tram, o anche la fionda di Davide. Certo la cinematica non cambia, ma gli esempi calzanti proposti dagli autori, la rendono ben più accattivante degli ordinari testi scolastici. La torre di Pisa serve dare informazioni di statica, il concetto di baricentro, come il gioco di sollevare una seggiola piegati a squadra con la testa appoggiata al muro. Ho provato a rifarlo con i miei allievi e si sono divertiti moltissimo vedendo che era impossibile raddrizzarsi.

Fa strano sentirsi spiegare la termodinamica con gli spaghetti alle vongole eccezionali al mare pessimi in montagna a causa della differenza di altitudine dove la pasta diventa scotta; c’è anche la soluzione pronta: una bella pentola a pressione. Suggerimenti concreti che aiutano ad esempio a raffreddare una anguria avvolgendola con un asciugamano tenuto sempre bagnato ed esposto al sole: ecco quindi realizzato un semplicissimo frigo solare. Sentire discutere di fenomeni adiabatici ci lascia un po’ perplessi, ma quando si legge che un ben noto recipiente adiabatico è il thermos ci intuisce meglio tutta l’argomentazione, così come il concetto di entropia che è spiegato con una bottiglietta di profumo.

Anche l’acustica è trattata in maniera particolare e oltre altri interessanti esempi, vi è raccontato la maniera non solo di sentire il suono, ma anche come… vederlo.

Macchine fotografiche, prismi, lenti, lampade per sottomarini, immagini distorte e nascoste e …la descrizione di un bellissimo tramonto rosso, sono gli ingredienti della parte dedicata all’ottica.

Tutti noi abbiamo avuto la sgradevole sensazione di prendere la scossa scendendo dall’auto. I nostri autori utilizzano questo diffuso fenomeno per parlare di elettricità; il flash elettronico usato in fotografia è lo strumento che serve per descrivere i fulmini ed il fatto che il sottotitolo sia “Corso di sopravvivenza” ha la sua giustificazione proprio su questa parte del testo.

Da qui alla produzione di elettricità, ai due tipi di corrente prodotta dall’uomo (continua quella delle batterie, alternata quella di casa nostra), agli effetti da essa prodotti, alla resistenza di un conduttore, alla potenza e energia, è tutto un fluido percorso costellato formule, abbinate a semplici esempi che permettono una “facile digestione” degli argomenti trattati, il tutto con un fare ironico e accattivante.

Non mancano argomenti attualissimi come il laser, l’elettrosmog, la fisica nucleare, tutto condito da una profonda conoscenza degli argomenti, messa a disposizione del lettore anche non è addentro alla materia, con innumerevoli esempi semplici presi da ciò che normalmente ci circonda e presentati con un modo piacevole, raccontato, dove lo scopo ben riuscito, è quello di continuare a leggere fino alla fine del libro.  

“FISICA. Corso di sopravvivenza” di S. Masci, E. Peres, L. Pulone  ed. Ponte delle Grazie 2004 Milano  11,20 €

Sant'Angelo in Vado 30.05.05 

G.Dini

 

ILSEGRETO DELLA CHIMICA

Viaggio tra gli “elementi” del nostro universo

 

Gianni Fochi è docente di Chimica alla Scuola Normale Superiore di  Pisa.Ha ricevuto nel 1992 il premio della Federchimica per i giornalisti e nel 1999 il Pirelli International Award per l’informazione scientifica. E’ un forte sostenitore della sua materia, così come ha espresso in una serie di suoi interventi in “Avvenire” del 22 febbraio 2005.

Francamente quando mi sono avvicinato al libro l’ho fatto con una certa riluttanza dal momento che alle superiori è stata la disciplina che più delle altre mi ha fatto faticare.

Fin dalle prime battute l’autore cerca di mettere  a proprio agio il lettore, in una sorta di racconto farcito di informazioni scientifiche.

Si, perché proprio in una fascetta rossa asportabile che racchiude il testo è riportato: “Contro l’analfabetismo matematico e scientifico in Italia”.

Lo scopo quindi che si prefigge l’autore è quello di abbattere molti pregiudizi sulla chimica inquinatrice, “che ne fanno una sorta di cenerentola nel campo della divulgazione scientifica”, ovvero pochi ne parlano.

Dall’ossigeno chiamato nell’antichità “flogisto”, alle stampanti a sublimazione, dalla struttura dell’atomo, alla tavola periodica degli elementi, conditi di storia della ricerca e di particolari interessanti, sono presentati nella prima parte del libro.

L’autore passa all’analisi dei primi passi della chimica, presentando Wolfgang Goethe, la chimica in versi di Alberto Cavaliere, alcune formule non proprio misteriose, i gas nobili.

Nel domandarsi “Perché”, parla di un “universo conservatore” e di un “universo scialacquatore” dove valutare la fine che fa il calore, una forma dell’energia.

Ma la natura dal punto di vista chimico è conveniente?

Nel leggere Fochi, occorre fare molta attenzione: ci si ritrova con patate alla solanina un alcaloide tossico, sedano agli psoraleni, sostanze naturalmente contenute che attivandosi con la luce provocano una eruzione cutanea grave, banane con vasocostrittori, formaggi alle ammine, fagioli con sostanze antagoniste della vitamina E, basilico con estragolo, il tutto senza alcun intervento da parte della chimica dell’uomo. Questo non significa però “chiudere gli occhi sugli inconvenienti che l’uomo, nel servirsi della chimica ha provocato e provoca a se stesso e all’ambiente.”

La natura è di per sé un grande laboratorio chimico: stalattiti e stalagmiti sono il frutto della scomposizione e ricomposizione del carbonati di calcio roccioso, l’ozono ci protegge dai raggi UV, i ferormoni sessuali emessi dagli insetti.

Parlando di odori più o meno repellenti (e l’autore ne prende in esame veramente tanti e tra i più diversi) parla anche dei recentissimi apparecchi elettronici chiamati “nasi artificiali” capaci di distinguere molecole diverse ed estremamente diluite.

La pioggia acida conseguenza delle emissioni gassose inquinanti, l’uso di sistemi catalitici di cui la marmitta della nostra auto è un esempio, le mucillaggini dell’Adriatico, conseguenza di un uso sfrenato di detersivi contenenti polifosfati (ma quelli senza, sono davvero ecologici?), sono esempi per riflettere ulteriormente  sul ruolo della chimica nella qualità della nostra vita e dell’ambiente.

La chimica, sostiene l’autore, è necessaria, ma in alcuni casi si può fare veramente a meno e nel testo porta l’esempio, ovviamente con una ricca analisi, dei dolcificanti sintetici. Né può mancare una accurata riflessione sulla chimica in cucina: il lievito chimico utilizzato per le torte, l’uovo sodo con il tuorlo verde a causa dello zolfo, la bistecca che libera acroleina che stuzzica il nostro appetito, la mela tagliata che si ossida scurendo la superficie, l’acido citrico del limone che ne impedisce questa reazione. Ovviamente aggiunge anche consigli quali quello di usare l’aceto al posto del brillantante nella lavastoviglie, posate d’argento imbrunite, lucidate senza strofinio con il bicarbonato.

Non manca un riferimento storico a i personaggi che hanno dato lustro alla chimica: Paracelso, Ludwing Mond, Carl Langer, Raffaele Nasini (fondatore della chimica italiana), Franz  Fischer e Hans Tropsch (realizzatori della benzina sintetica dal carbone), Walter Reppe (scopritore del composto base del Plexiglas).

Un capitolo del libro è dedicato alla chimica dei colori prima estratti dalle piante, poi ricavati sempre più in maniera sintetica e di come l’inglese William Perkin riuscì proprio grazie ai colori, a lanciare la chimica britannica.

Il libro merita di essere letto non solo per le interessanti informazioni scientifiche contenute , che solo chi è veramente padrone della disciplina, sa trasformare in maniera semplice e accattivante, con esempi ricavati da ciò che ogni giorno ci circonda, ma anche per capire meglio questa interessante materia scientifica, capace di intervenire sia positivamente che negativamente sulla nostra stessa vita e sull’ambiente dove viviamo.

 

“Il segreto della chimica” di Gianni Fochi ed. Longanesi &C. 2000 Milano 15,49 €

 

Sant’Angelo in Vado 1.06.05

Giuseppe Dini

 

Biotecnologie animali e vegetali

TRADIMENTO DEL DISEGNO DI DIO

 

Questo testo  di don Marco Belleri, è nato come lettera alla Congregazione della Dottrina della Fede e della Morale, poi successivamente pubblicato dalla LEF.

Presenta le problematiche degli OGM, viste soprattutto da un uomo di Chiesa e come in questa grande comunità di credenti si stia analizzando questo attuale argomento.

Due le parti essenziali che incontra il lettore la prima parte esclusivamente scientifica, ma di facile interpretazione, analizza in dettaglio la problematica; la seconda squisitamente morale prende in esame le posizioni attuali della chiesa gerarchica e della chiesa attiva.

Contro la fame nel mondo.

Nella analisi prettamente documentale don Marco sottolinea come la ricerca sia esclusivamente dipendente dal potere economico e perciò poco obiettiva: tant’è le garanzie offerte dagli scienziati sugli ogm, non sono accettate dalle assicurazioni che rifiutano di fare contratti che li sollevino dai rilasci ambientali operati dalle piante transgeniche.

Questi interventi, dove manca una dichiarata morale comunitaria, sono espressione del solo sfruttamento economico e paragonati agli interventi di selezione genetica da sempre operati dall’uomo: niente di più falso correlare la selezione delle piante avvenuta nel tempo con le biotecnologie molecolari che intervenendo direttamente sul DNA possono dare incroci con organismi che naturalmente non sarebbero mai avvenuti: si pensi ai pomodori che non marciscono abbinati ai geni di un pesce dei mari nordici.

Una tesi sostenuta anche da molti uomini di chiesa, è che queste piante possono essere utilizzate per combattere la fame nel mondo dicendo che non ci sono alternative. Niente di più falso se pensiamo che nel mondo oggi abbiamo circa il 40% di derrate alimentari in più, stoccate in varie parti del globo e spesso utilizzate anche come merce di scambio. Le monocolture hanno ucciso le diversità obbligando interi popoli a servirsi delle multinazionali dei semi, prima ibridi ora transgenici.

Nel 1984 l’allora presidente della Commissione episcopale africana, vescovo del Marocco tuonava: “Lasciateci in pace che l’Africa si sfama da sola”.

La rivoluzione agricola, pubblicizzata per sfamare il mondo, ha provocato con la sua industrializzazione, la distruzione della terra e delle colture, senza aver per nulla migliorato il problema della fame creato dagli antenati degli ogm.

Le coltivazioni industrializzate producono di più, ma non sono più produttive dei semi “locali”; il loro rendimento è condizionato da una grande quantità di immissioni esterne: fertilizzanti, diserbanti, pesticidi, combustibili, irrigazione intensiva.

Sul piano ambientale ciò ha provocato danni ecologici notevoli che tuttora non vengono mai calcolati: erosione, sterilità, salinizzazione, inquinamento dei terreni. Molto spesso le popolazioni locali sono costrette ad acquistare dalle multinazionali dei semi, tutto il pacchetto, cioè oltre alle sementi, anche tutte quelle sostanze chimiche necessarie per avere una decente produzione. Qui si vede che chi ha i semi gestisce un potere quasi assoluto.

Gli ogm di oggi, sono venduti assieme a delle sostanze dalle stesse multinazionali, per far germogliare la nuova pianta trattata con sequenze di DNA adatte allo scopo. Tutto questo in mano a solo 5 multinazionali che stanno ormai per avere un monopolio mondiale.

 Le conseguenze saranno l’accanimento contro i contadini che continuano ad utilizzare i semi “locali” e una distruzione ambientale che sfugge ad ogni possibilità di calcolo, dal momento che ora si sta intaccando la biosfera attraverso la diffusione di piante transgeniche che potranno, a loro volta, incrociarsi con quelle naturali in maniera incontrollata.

Le biotecnologie si propongono come risolutrici dei problemi, ma i loro risultati non sono quelli attesi: un esempio è il riso alla vitamina A, che ne produce solo 30 microgrammi su 100 grammi di semente: per avere la dose giornaliera del principio nutritivo si dovrebbe mangiarne diversi chilogrammi, quando già la razione quotidiana di frutta e verdura da enormemente di più di quella necessaria. Un altro esempio sono alcune piante ingegnerizzate a resistere all’erbicida glisolfate; ciò permetterebbe di ridurre l’uso dei diserbanti. Ma questo prodotto persiste così a lungo nel terreno da inibirci qualsiasi coltivazione successiva, a meno di non riseminare ogm.

La beffa più evidente è stato il cotone BT che sia in India che in Usa è stato devastato dagli stessi insetti cui doveva resistere.

I sostenitori degli ogm minimizzano la possibilità dell’impollinazione incrociata delle colture, così come non danno risposte sulle possibili conseguenze nei virus e batteri.

Con il brevetto delle piante ogm si tocca uno degli aspetti più perversi della questione; don Marco ne cita tre:

1)      Gli esseri viventi ridotti a macchine da demolire e ricostruire, invece di essere sostenuti come ecosistema comune.

2)      Diventa un furto conservare i semi perché si possono incrociare con quelli ogm, che sono proprietà delle multinazionali in quanto brevettati.

3)      I semi sono beni comuni, rubati legalmente dalle multinazionali a tutti i popoli che li coltivano e che sono nella impossibilità  economica di poterli registrare.

Gli insegnamenti della natura e del Vangelo

Nel citare il paragrafo 37 della Centesimus annus, don Marco mette in evidenza come l’uomo intervenendo nelle parti più intime delle creazione, si sostituisce a Dio. Sostiene che seppure la Chiesa abbia proclamato tanto in tema di salvaguardia del Creato, non sappia proporre un percorso pratico visibile, anche nelle scelte della Chiesa stessa. Il nostro Papa afferma che la natura stessa abbia da insegnarci diversi aspetti per avvicinarci maggiormente a Dio Creatore, ma cosa significhi concretamente questo insegnamento e difficile capirlo.

C’è il timore di vedere scendere l’uomo alla pari degli altri esseri viventi, la paura  di scivolare verso una teoria panteistica.

 “Ogni creatura è prima di tutto un accompagnamento al nostro cammino terreno, una manifestazione della sapienza del Creatore, una sua indicazione per la nostra vita. Ma noi, come civiltà occidentale, non siamo in grado di ascoltarne la voce”.

“L’uomo tecnologico industriale ha percorso la seconda via (quella dell’ignorare la natura e di semplificarla il più possibile per avere tutto sotto controllo), anche col plauso della Chiesa che ha visto in questa la manifestazione di qualità “divine”. Ma forse tali qualità si manifestano in altri modi, se Gesù ha mostrato in massimo grado la grandezza del Padre facendosi servo, essendo povero, parlando con semplicità”.

Citando mons. Sgreggia, “Per di più non viene brevettato il materiale vivente così come è in natura, bensì una invenzione umana avente per oggetto un prodotto composto da materiale ereditario” l’autore si scandalizza giustamente, per una natura  trattata come puro materiale genetico di supporto per le invenzioni dell’uomo.

E’ necessario perciò un ripensamento morale nel mondo artificiale, che si è realizzato e inventato, anche con la benedizione della Chiesa stessa.

La riproduzione della vita è sacra, non è un meccanismo ed ha una infinità di legami: la manipolazione genetica è già di per sè un peccato.

“La violenza dell’uomo tecnologico-industriale nei confronti della natura è già enorme; con l’ingegneria genetica c’è il trasferimento della violenza, della sofferenza, dagli uomini, dagli animali, dalle piante alle loro cellule germinali, che non si sentono urlare, ma le cui conseguenze fanno pensare che si tratti di un ordine di violenza mai raggiunto nella storia dell’umanità. La Chiesa dovrebbe essere maestra nel vedere e sentire oltre quello che si vede e si sente, invece rischia di essere più pragmatista e materialista di tanti non cristiani. Solo in una visione diversa è possibile percepire il legame tra questa sofferenza e quella dell’uomo sempre più lontano dalla natura.”

Don Marco Belleri ingegnere meccanico, diventa sacerdote nel 1997 a 39 anni. Parroco sulle pendici del monte Amiata nei paesi di Seggiano, Pescina e Vivo d’Orcia (Si); coordina un negozio del Mercato equo-solidale ed è direttore responsabile del bollettino locale “Contromano”, che si prefigge di fornire informazioni non filtrate dagli interessi dei mass media imperanti. 

Don Marco Belleri “Biotecnologie animali e vegetali. Tradimento del disegno di Dio”ed. LEF Firenze 2004  € 7,00

 

Sant’Angelo in Vado 26.03.05

Giuseppe Dini

“I predoni dell’acqua”

 

E’ il titolo di un libro uscito nel 2004. L’autore Giuseppe Altamore, lauraeato in sociologia giornalista, vive e lavora a Milano. E’ vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, si occupa prevalentemente di economia, di sicurezza alimentare; è uno dei maggiori esperti delle questioni legate a tutto il settore acque. Lo si può conoscere anche attraverso il suo sito www.giuseppealtamore.it con l’appellativo azzeccato di “idroinquisitore”.

“La mia speranza è che questo libro  diventi per voi un manuale per conoscere davvero l’acqua che bevete”. Così l’autore conclude l’introduzione del suo libro. Certo è che leggendolo si apprendono proprio i vari meccanismi, le normative, le speculazioni connesse al settore idrico, dove il cittadino comune ben poco si addentra se non per acquistare l’acqua che beve o preoccuparsi se non arriva più al rubinetto.

L’autore analizza chi minaccia le nostre risorse idriche, quanto ci si può fidare dell’acqua del rubinetto, cosa fanno le multinazionali per venderci l’acqua minerale.

Gli spechi del settore idrico italiano sono diversi: intanto i consumi che si aggirano intorno ai 220 litri di acqua al giorno, per non parlare dell’agricoltura scialacquona che arriva a consumare circa il 50 % della risorsa idrica, le perdite delle condotte,  furti e prelievi abusivi dalla rete; c’è anche il caso tutto atipico della Città del Vaticano, che consuma acqua per 60.000 abitanti il cui debito all’ACEA  ammontava ad oltre 25 milioni di euro, estinti attraverso la finanziaria del 2003 attraverso la quale lo stato si è accollato  la somma  per versarla alla municipalizzata romana. La pianura Padana nonostante abbondi di acque è sempre più assetata a causa dei continui prelievi, le Alpi sono aggredite da grandi derivazioni e da numerose dighe che sconvolgono pesantemente il percorso naturale dei fiumi, senza trascurare il peso della mafia sulle grandi opere idrauliche del sud.

Le stesse acque potabili, oggi regolate dal D. L.vo n.31 del 2001, sono messe a rischio dai trattamenti, anche quello più comune della disinfezione con il cloro. Certo è che nell’acqua arrivano i veleni utilizzati in agricoltura, come la temibile atrazina, ma anche composti clorurati delle industrie come quelli trovati nei pozzi del milanese; ancora è l’agricoltura ad essere imputata a causa delle enormi quantità di rilasci ambientali causati dagli allevamenti intensivi. A volte a peggiorare le cose ci si mette anche la natura che offre, in alcune zone acqua ricca di arsenico ed anche radioattiva. Nel caso di eventuali difformità non facilmente risolvibili ecco innescarsi i meccanismi di deroga dai parametri e previsti dalle stesse normative; proprio l’eccessivo uso delle deroghe dimostra anche che l’Italia” non riesce ad arrestare il degrado qualitativo dei corpi idrici”.

In mezzo a tutto questo come può districarsi il cittadino utente dei servizi idrici? Controllare le analisi delle acque servite dal proprio gestore, visionare la “Carta dei servizi idrici”, usare con attenzione i depuratori domestici .

E le minerali? Qui l’autore non fa che riassumere quanto profondamente analizzato in un altro suo libro “Qualcuno vuol darcela a bere” che esamina minuziosamente questo tema. Come italiani, deteniamo il record di maggiori consumatori di minerale al mondo ed il mercato di questo prodotto è in continua ascesa; il peso dei produttori di acqua potabile è sempre più forte, da sospendere la trasmissione RAI condotta da Oliviero Bea sul tema acque; l’esiguità del costo delle concessioni dell’acqua, rispetto ai costi di semplice segreteria, l’acqua potabile in bottiglia, l’acqua di sorgente nei boccioni all’americana, le assurdità di una pubblicità prorompente e sfacciata, sono temi sviluppati dall’autore.

Ma l’acqua appartiene a tutti e un piccolo comune toscano Granaglione si erto a difesa delle sue ricchezze idriche, diventando l’avamposto di oltre 300 comuni che si rifiutano di privatizzare il proprio “oro blu”.

Per concludere l’autore da dei consigli per poter sfuggire ai predoni, cioè a tutti coloro che vogliono speculare sul diritto dell’acqua: il vero obiettivo di questo libro.

 

Giuseppe Altamore “I predoni dell’Acqua” ed. San Paolo Cinisello Balsamo MI 2004 €12

 

ETICA E POLITICHE AMBIENTALI

Per il futuro della nostra terra Prendersi cura della creazione.

 

L’ Ufficio per i problemi sociali e il lavoro ed il Servizio nazionale per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana hanno sostenuto la realizzazione di questo sussidio utile alla riflessione sulla tutela del creato, curato da Simone Morandini della Fondazione Lanza, uno tra i primi centri culturali cattolici ad operare nel campo dell’etica e delle politiche ambientali.

Il testo raccoglie una serie di riflessioni elaborate nell’ambito del progetto Fondazione Lanza “Etica e Politiche ambientali”.

E’ da alcuni anni che la Chiesa italiana, stimolata soprattutto dal magistero di Giovanni Paolo 2°, ha iniziato ad affrontare ed approfondire le problematiche legate alla tutela ambientale. Ecco la produzione di testi quali “Ecologia ed Etica” ed Tellus, “Responsabilità per il creato” ed. Elledici, notiziari n 4/2001 e 1/2004 dei Quaderni della Segreteria Generale della CEI, nonché la realizzazione di seminari e convegni dove si è approfondito la polidimensione della questione ambiente.

Tre le aree che meritano particolare attenzione da parte delle comunità ecclesiali: il mutamento climatico a tutti evidente, il rinnovamento degli stili di vita che concretamente si legano alla questione ecologica, la celebrazione del creato per abituarci alla sguardo di Dio sulla creazione e all’ascolto dei suoi gemiti.

Spetta a Karl Golser, teologo di Bressanone, da tempo impegnato in queste tematiche, aprire e chiudere la raccolta di  relazioni. Facendo attenzione alle teorie panteiste, mette in evidenza come oggi è necessario rivalutare la Teologia della Creazione. “L’annuncio del Regno di Dio è in primo luogo l’annuncio della potenza dell’operare divino. Citando i concetti del processo conciliare su “Giustizia, pace e salvaguardia del creato” mette in evidenza come la giustizia e la pace siano attributi divini e la conservazione della creazione è propriamente azione di Dio. Sottolinea anche dei lineamenti di un’etica ecologica così riassumibili: 1) Giustizia, come impegno al rispetto dei rapporti tra gli uomini e ogni altra creatura; 2) Prudenza, come cura del sapere in tema di ecologia; 3) Moderazione, per accettare l’uomo ed il mondo nei suoi limiti pensando alle generazioni future; 4) Fortezza, per non rinunciare al proposito di tutelare l’ambiente. Per questo il tempo è maturo per una revisione dello stato sociale alla luce dell’etica ecologica.

Giampaolo Crepaldi segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace nel presentare il Magistero della Chiesa e l’ecologia afferma che l’uomo non ha un diritto assoluto sulla natura, bensì “un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che è, come noto,  uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa”.

Philip Smith gesuita, affronta le tematiche morali legate alla produzione e destinazione dei rifiuti: “I rifiuti rappresentano oggi, in effetti, uno dei nodi più urgenti dell’ecologia nella nostra società industriale…La rimozione dei rifiuti richiede in primo luogo riconciliazione con la gente”. Continua segnalando come nella Chiesa ci sia una scarsa riflessione sulla natura e sul creato e conclude sottolineando la necessità di un grande sforzo per sviluppare la dottrina sociale  della chiesa in termini di ambiente.

Tecle Vetrali ofm, presenta la spiritualità del creato, utilizzando il “Cantore della Creazione”, S. Francesco.

Per analizzare le  “Aree Critiche”, Antonio Navarra dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, offre uno studio sul mutamento climatico, di cui l’aumento di anidride carbonica è un parametro significativo e i cui risultati evidenti possono essere attesi entro alcune decine di anni.

Ignazio Musu docente di Economia Ambientale all’università di Venezia analizza gli aspetti climatici e l’economia e quanto possa essere costoso, quindi quantizzabile, le eventuali o pensabili riparazioni. Particolarmente interessante questa parte, per gli aspetti presentati ed in genere poco discussi.

Domenico Secondulfo analizza la famiglia nella società dei consumi, di come sono cambiati i modi di vita, lo stesso “divertimento”, la pubblicità che fa leva non tanto sull’oggetto, ma sulle emozioni, sui sentimenti. Sostiene che, non è vero che siamo liberi di consumare quello che vogliamo: gli stessi ipermercati sono sotto controllo, ci sono percorsi attentamente studiati e proposti. La difesa da tutto questo è soprattutto nell’orientarsi all’ecologia della persona, di equilibrio della persona e di ecologia dei desideri: quindi un problema etico.

Simone Morandini, curatore del testo nel presentare gli stili di vita responsabili, sostiene: 1)che i beni della terra sono in primo luogo realtà colme di benedizione; 2) essi sono per la vita e per la vita buona; 3) i beni vengono dalla madre terra, sola sede della vita che ci è data conoscere.

Si sofferma successivamente sulle parole per uno stile di vita diverso: la cura per l’altro, essenzialità per apprezzare le cose semplici, eco-efficienza come condizione necessaria per la sostenibilità, lavoro sostenibile, con ripensamento dei tempi di lavoro  e di ri-creazione.

Per “Celebrare il creato” Trainan Valdman della Comunità Ortodossa Rumena presenta come nella chiesa orientale, siano dedicate le celebrazioni e le preghiere per l’ambiente.

Karl Golser conclude la pubblicazione sottolineando come questa sensibilità per l’ambiente si sia acquista attraverso azioni ecumeniche diverse e di come la Chiesa Cattolica Europea si è fatta stimolo ed esempio in queste problematiche, suggerendo forme liturgiche, riscoprendo il calendario liturgico del passato e le particolari liturgie “del tempo”; suggerisce utilizzare le giornate già previste per le commemorazioni ambientali e della creazione, per crescere nella consapevolezza “delle responsabilità che abbiamo verso il creato”. Un suggerimento particolare viene dato, affinché sia individuato in ciascuna diocesi un incaricato alla tutela dell’ambiente.

Un sussidio che merita una attenta lettura da parte di tutti i credenti, laici e clerici.

 

“Etica e politiche Ambientali. Per il futuro della nostra terra” Gregoriana Ed. 2005 Padova

richiedibile direttamente alla Fondazione Lanza 13 €   www.fondazionelanza.it

 

Sant’Angelo in Vado 12.01.06

Giuseppe Dini

Acqua  S. p. A

Dall’oro nero all’oro blu

 

Sull’acqua si stanno decidendo le sorti del futuro del mondo: una risorsa non rinnovabile, sempre più desiderata, soprattutto per chi non l’ha, e per quelle multinazionale che hanno fondato o stanno fondando il loro impero economico proprio su questa semplice molecola.

L’autore Giuseppe Altamore, è già al suo terzo libro, proprio sullo stesso tema. Esperto del settore ha qui riportato le sue ricerche e dati, soprattutto in merito ai grandi gruppi che ruotano in questo settore. Dodici soli in Italia, colossi finanziari le cui finanze sono quotate in borsa; tutto questo mentre siamo nell’emergenza idrica che fa soffrire la terra e l’unica risposta non è certamente quella di far gestire i nostri acquedotti alle compagnie private.

Si soffre la sete non solo dove manca questo semplice composto, ma anche dove la presenza di bacini fluviali estesi, quale quello del Congo, le cui risorse stanno per essere gestite dai privati.

C’è il rischio sempre più evidente di nuove guerre, dove le crisi sono appunto dovute all’acqua: il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, il Giordano, in tutto 263 bacini che attraversano stati diversi dalle diverse esigenze e diversi utilizzi delle rispettive acque.

A livello internazionale si è passati dall’acqua come diritto, all’acqua come bisogno ed in quanto tale, da pagare nei suoi vari trattamenti e utilizzazioni.

Moltissime associazioni e organizzazioni, hanno proprio messo in discussione il fatto che l’acqua possa essere considerata una merce. L’accesso all’acqua rimane un problema sociale, che le multinazionali non potranno risolvere, dato che devono far quadrare i loro bilanci.

Ecco quindi le prime rivolte, come quella in Bolivia nella primavera del 2000, per l’acqua privatizzata e per il divieto di scavare pozzi in un sottosuolo ricco di risorse idriche, in Brasile, Buones Aires, fino all’Africa e all’Asia.

In Italia, dove il consumo medio pro capite è superiore ai 200 litri giornalieri, le condotte sono oggetto di sprechi che arrivano fino al 40 %. Le privatizzazioni avanzano in diversi comuni e grandi città; le ex municipalizzate più importanti si sono trasformate in S. p. A. e sono quotate tutte in borsa; per la finanza la caccia al profitto sull’acqua è di fatto aperta.

I francesi conquistano la Toscana con la società Suez,  a Firenze e Arezzo; sul depuratore di Milano ecco scandali e corruzione per aver favorito un’altra società francese, Veolia Water; la stessa società avanza in Veneto, Liguria, Piemonte, Lazio; per poi parlare delle dighe vuote in Sicilia.Mentre sta accadendo tutto questo , ecco che le conseguenze, sono gli aumenti delle tariffe e la lotta allo spreco diventa secondaria rispetto alla logica del profitto.

Eppure c’è chi tenta di resistere a questa privatizzazione. Un piccolo comune dell’Appennino emiliano, Granaglione, diventa l’avamposto per la ribellione di altre 300 cittadine contrarie a dare in mano la loro acqua ai privati, sostenendo che è un bene che appartiene a tutti e la partecipazione diretta dei cittadini alla sua gestione.

Anche l’Europa non è esente da scandali nel settore acque. Non manca nel libro una analisi sulle varie nazioni europee impegnate a risolvere i loro problemi con le società dell’acqua.

Per completare, l’autore aggiunge una analisi sulle acque minerali (a tale proposito si legga dello stesso autore “Qualcuno vuol darcela a bere” Fratelli Frilli Editori), un percorso che inizia da una zona di confine delle Marche, Arcuata del Tronto, dove gli abitanti si stanno impegnando contro il vecchio Consorzio Idrico intercomunale gestore dell’acquedotto e trasformatosi in S. p. A. il quale vorrebbe imbottigliare quell’acqua. Questa volta sono enti pubblici a scontrarsi fra loro e contro i cittadini, che vedono in questa operazione una speculazione fatta sulla loro acqua e dove l’amministrazione pubblica ben poco ci guadagna. E così via a segnalare altri casi di minerali che aggrediscono questo bene comune, pagandolo poco più di un paio di scarpe e facendolo pagare anche trecento volte tanto. In Lombardia ci si è accorti che le quote pagate per le concessioni delle acque minerali non bastano neanche per pagare i controlli previsti, né tantomeno lo stoccaggio dell’enorme quantità di bottiglie di plastica destinate alla discarica.

Una lobby molto protetta capace di far fare leggi su misura, che però mettono in rilievo come le acque minerali abbiano parametri differenti, a più permissivi, da quelle potabili.

Ecco che allora un chimico della Basilicata, Pasquale Merlino mette in evidenza con le sue denunce proprio queste differenze e si devono a lui proprio una serie di iniziative di aggiustamento prodotti dal governo, a seguito dell’intervento di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea.

Mineracqua, la Confindustria delle aziende del settore, reagisce con pressioni nei confronti delle trasmissioni che si occupano di questo scandalo, fino a quando il governo nel 2003 introduce una soglia di tolleranze per le sostanze nocive salvando così molte aziende dell’acqua minerale.

Ed è il “made in Italy” che detiene la posizione leader del mercato mondiale dell’acqua in bottiglia con 177 imprese e 287 marchi.

Mentre continuano le lotte contro “i predoni dell’acqua” è interessante notare che di acqua alimentare ne esistono di diversi tipi: acqua potabile del rubinetto, acqua minerale naturale, acqua di sorgente, acqua potabile in bottiglia (da tavola) e acqua trattata (quella data in caraffe da numerosi ristoranti) o quella venduta per i neonatii a caro prezzo nelle farmacie. Ecco quindi che questo prezioso composto viaggia anche in bottiglioni da 18,9 litri (5 galloni) come acqua di sorgente, dove la pioniera del settore è la marchigiana Drink Cup (sorgente Metaura S.Anna Furlo PU) acquistata dal gruppo Danone.

Non si può quindi, che affermare che l’acqua è una risorsa essenziale alla vita, è un bene pubblico e non può essere ceduto ai privati.

 

Sant’Angelo in Vado 18 dicembre 2006

Giuseppe Dini

Giuseppe Altamore “Acqua S. p. A.. Dall’oro nero all’oro Blu.” Ed. Oscar Mondatori Milano settembre 2006   8,4 €

 

“L’acqua nella storia. dai Sumeri alla battaglia per l’oro blu”

Giuseppe Altamore, l’idroinquisitore, sabato 24 maggio 2008, in un incontro presso l'eremo di Montegiove di Fano, ha presentato questo suo nuovo libro. Il giornalista vicecaporedattore di Famiglia Cristiana; si occupa prevalentemente di economia, consumi, sicurezza alimentare ed è autore di numerosi libri in tema di acqua.

L’acqua come generatrice di vita, l’acqua, come cultura, l’acqua come rigoglio delle civiltà umane. Ha iniziato dalla storia, dall'antica diga di Marab, allo Yemen dove intrecci di gallerie sotterranee, servono alla raccolta della condensa notturna: l'acqua poi veniva distribuita tramite un ripartitore il cui simbolo geroglifico ha il significato di vita. Poi dal medio Evo poco utilizzatore dell'acqua, è passato ad analizzare la rivoluzione industriale che via via ha portato a consumi sempre più elevati fino ad arrivare ai giorni nostri.

Un viaggio attraverso la storia, per apprendere conoscenze antiche che potrebbero essere ancora utili a risolvere i problemi dell’umanità di oggi.

E’ anche una storia di profitti, di speculazioni di cui l’oggetto ambito è il più scontato, ma il più necessario: l’acqua appunto.

Ecco che nel 1992 a Dublino si passa dal concetto di diritto all'acqua, quindi fondamentale, al concetto di bisogno ed in quanto tale da pagare. In Italia si passa dalla legge Galli che istituisce gli ATO e nella finanziaria del 2002 si impone la trasformazione dei consorzi e municipalizzate in “spa”.

Ecco quindi l'ingresso dei privati nella gestione pubblica del ciclo integrato delle acque. Non tutti sono d'accordo ed un comune Granaglione  è il primo in Italia a fare resistenza a questa privatizzazione raccogliendo altri 300 comuni dissidenti.

Ci si domanda cosa fare  oggi? E' necessario prendere coscienza del problema, perchè l'acqua è troppo importante per noi e non si può tradurre tutto in denaro o speculazione.

Nel mondo la mancanza o cattiva gestione dell'acqua provocano 30.000 morti al giorno; in Italia il 40 %  della popolazione non ha un buon accesso alla risorsa. Siamo i primi consumatori al mondo di acque minerali e vale la pena pensare invece ad utilizzare l'acqua del rubinetto, che ha le stesse caratteristiche ed è più controllata. Le acque minerali pagano pochissimo le concessioni di prelievo idrico, mentre notevoli sono le spese per i trasporti e per lo smaltimento delle stesse bottiglie di plastica.

Per le acque pubbliche occorre chiedere le analisi delle acque, perchè molti comuni, di fatto delegano tutto al gestore “s.p.a”. E' il primo passo per una delegittimazione, anche in fatto di informazione. La stessa clorazione provoca la formazione di ben 800 sottoprodotti, di cui la maggior parte non sono neanche testati. Lo stesso risparmio che si può ottenere in casa con l'inserimento degli appositi aeratori, consente di evitare il 10% dei consumi di acqua, che equivalgono a circa 45 tonnellate di petrolio annuali non utilizzati. Comunque ben poca cosa, rispetto ai consumi che ha l'agricoltura la quale si “beve” il 70 % della risorsa. Gli stessi risparmi domestici attuabili, possono essere la motivazione per aumenti successivi dato che lo scopo delle “spa” è il guadagno, conseguente anche alla loro quotazione in borsa.

Dobbiamo riprenderci i nostri spazi di intervento che non mancano, per controllare da cittadini questo bene che viene sempre più mercificato.

Una risorsa contesa l’acqua, soggetta a speculazioni finanziarie ardite, il cui sfruttamento rischia di generare conflitti.

Un libro che merita leggere, un approfondimento per tutti, godibile come un bicchiere d’acqua, tutto d’un fiato.

 

“L’acqua nella storia. Dai sumeri alla battaglia per l’oro blu” di Giuseppe Altamore Sugarco ed. 2008 Milano € 16,80

 

ILLUSIONE NUCLEARE I rischi e i falsi miti

Sergio Zabot e Carlo Monguzzi sono due ingegneri, che si occupano già da tempo di energia rinnovabile  e di ecologia.

Tra le prime battute del loro libro troviamo una frase di Gandhi che fa da traccia a tutto il testo. “La crescita non può porsi obbiettivi illimitati, perché - come diceva Gandhi - «la terra produce abbastanza da soddisfare i bisogni di ognuno, ma non per soddisfare l’avidità di tutti»”.

La tecnologia dominante per la produzione elettrica si basa sul vapore che nelle centrali termoelettrica tradizionali permette un rendimento del 35 % mentre  quelle a ciclo combinato, più recenti, arrivano al 60%. Anche le centrali solari termodinamiche, così come le termonucleari funzionano nello stesso modo. La caldaia nucleare, il reattore, produce calore per sviluppare vapore ad alta pressione, che inviato alle turbine farà ruotare i generatori. Il fatto è che mentre è già difficile regolare in base ai carichi una centrale termoelettrica, lo è ancora maggiormente regolare quelle nucleari, che proprio per questo manifestano la loro maggiore criticità.

Gli autori affrontano il costo dell’elettricità in Italia, nei quali rientrano gli oneri per lo smantellamento delle centrali nucleari, quelli relativi alla cessione dei contratti Enel a lungo periodo all’Acquirente Unico, la riduzione dei costi alle industrie che sono disponibili ad eventuali interruzioni di corrente, l’incentivazioni delle fonti assimilare alle rinnovabili come Cip 6, nelle quali rientrano anche le fonti provenienti dagli scarti di lavorazione del petrolio, dei termovalorizzatori che usano rifiuti, la cogenerazione a gas naturale; una quota va anche per la ricerca e lo sviluppo di quelle società di produzione elettrica oggi di fatto privatizzate, così come i rimborsi alle imprese che avevano fatto prima della liberalizzazione.

Di fatto la nostra bolletta elettrica è più cara del 20 % del dovuto, a motivo di “una logica speculativa, che si basa però su previsioni relative ai più svariati parametri che possono influenzare l’andamento del mercato”.

Alla pari  di tutti i beni standardizzati indispensabili all’economia di uno stato, quali prodotti agricoli, fertilizzanti, sistemi  energetici, metalli, così anche l’uranio entra ultimamente in questi. Anche se il mercato dell’uranio è riservato a pochi, c’è chi sostiene che esso è soggetto ad una forte tempesta speculativa per la quale è necessaria una notevole capitalizzazione.

La breve storia del nucleare è piena di fallimenti, collassi finanziari, interventi statali di salvataggio del possibile. Molte attività di trattamento del combustibile sono ad appannaggio dei militari, normalmente restii a fornire dati e costi.

Tre i blocchi del sistema nucleare: 1) la fabbricazione del combustibile, 2) la costruzione e gestione del reattore, 3) il trattamento del combustibile esausto, delle scorie e lo smantellamento della caldaia radioattiva. Una serie di tabelle riportano i vari reattori  in esercizio nel mondo, 439 totali, i consumi mondiali di energia, i reattori in costruzione, 34, e quelli proposti, 219, e le agenzie di credito italiane che supportano progetti nucleari nel mondo.

Nella fabbricazione del combustibile l’ossido d’uranio (U3O8) “yellowcake” viene estratto di solito in miniere a cielo aperto utilizzando dinamite che provoca la formazioni di polveri radioattive, sulle quali viene nebulizzata acqua. Nelle miniere sotterranee abbiamo la produzione di minori scarti, ma i minatori sono soggetti ad una maggior dose di radiazioni. Da una tonnellata di Uranio naturale si ricavano circa 7 kg di uranio fissile soprattutto U 235 ed in piccola quantità U 234. L’uranio deve essere perciò arricchito, portando la percentuale di U 235 intorno al 4-5%, per poter essere utilizzato nei reattori. Con le centrali in esercizio le riserve di Uranio sono state stimate dai 35 ai 70 anni. Inoltre tutta la filiera del combustibile, estrazione in miniera, macinazione, fabbricazione combustibile, arricchimento, gestione degli scarti, richiede una quantità di energia fossile elevata necessaria per il funzionamento dei macchinari. La quantità di CO2 emessa per queste lavorazioni è dunque considerevole, anche se mancano analisi dettagliate, che comunque non vengono mai menzionate, quando si propone il “ritorno al nucleare”. Né va trascurata la produzione elevata del cosiddetto Uranio impoverito, di scarto, da dove è stato “tolta” la parte fissile, che ancora contiene radioattività per lo 0,3 %. Esso pone gravi problemi di smaltimento, sia per la componente radioattiva che per la sua tossicità. Viene perciò utilizzato nell’industria bellica per i cosiddetti proiettili perforanti e nel civile per contrappesi aerei, zavorre, a motivo del suo elevato peso specifico.

I reattori disponibili ad uso civile sono quelli di 2.a generazione più diffusi, Candu , canadese ad uranio naturale, BWR ad acqua bollente della General Elettric, PWR ad acqua pressurizzata della Westinghouse, i simili sovietici ed i Framatone  francesi. Quelli di 3.a generazione incorporano miglioramenti sperimentali ed utilizzano una miscela di ossido di uranio e plutonio: i primi a realizzarlo furono i giapponesi nel 1996. Quelli di 4.a generazione sono solo sulla carta e potranno essere costruiti commercialmente nel 2040.

Piuttosto interessante e dettagliata, è l’analisi dei costi che merita di essere letta, per capire che queste tecnologie non solo non rispettano le previsioni di progettazione sia temporali che economiche , ma hanno bisogno di prestiti garantiti dallo stato.

Lo smantellamento del reattore (decommisioning) è una operazione piuttosto delicata e che richiede interventi di tutto rispetto. Si consideri che tutto ciò che ha assorbito o ricevuto flussi di neutroni diventa a sua volta radioattivo. Quindi è molto difficile la stima dei costi di questa operazione, che occorre reperire da un fondo destinato appositamente e accantonato dalla produzione energetica del reattore, ma in base alle stime economiche questo non sarà affatto sufficiente per la “rottamazione” della centrale nucleare; esempi attuali non mancano. La stessa cosa vale per le scorie radioattive che dovrebbero esse stoccare in depositi geologici definitivi, usufruibili nel tempo, ma questo è piuttosto aleatorio.

I conti li sanno fare anche la corte dei conti francese, britannica ed italiana che mettono in evidenza le “bizzarrie” economiche, sia sullo smantellamento, sia sulla gestione delle scorie.

Quando poi ci si mettono in mezzo politici e militari accade come al reattore Candu canadese il quale oltre a promettere una brillante resa energetica, funziona a uranio naturale, è moderato ad acqua pesante, che però doveva essere importata dagli USA; questi aumentando le pretese  economiche richieste, di fatto boicottarono la riuscita di questa tecnologia canadese. L’Italia costruì un proprio rettore “Candu” chiamato CIRENE, nella centrale di Latina, ma non fu mai messo in funzione.

I veri concorrenti del nucleare, però,  sono l’efficienza energetica e la generazione distribuita garantita dalle fonti rinnovabili; non è affatto vero che gli impianti solari occupino più spazio dei nucleari che con tutti i connessi, miniere, spazi per il trattamento, deposito scorie, di fatto sono i maggiori consumatori e devastatori del territorio. La cogenerazione, le pompe di calore e la distribuzione attraverso “reti intelligenti”, rappresentano le tecnologie energetiche emergenti.

“La microgenerazione diffusa è già una realtà e in fondo, se usata bene, di energia ne basta molto poca; il sole, l’acqua, il vento possono ancora darci quello che ci serve. Le maestose quanto dispendiose centrali atomiche moriranno prima ancora di cominciare a produrre un’energia che nessuno più vorrà”.

Giuseppe Dini

 "Illusione nucleare. I rischi e i falsi miti" di Sergio Zabot e Carlo Monguzzi ed. Melampo 2008 Milano €12  

  MANUALE DI AUTODIFESA AMBIENTALE 

DEL CITTADINO "2"

Questo non è un testo di diritto e nemmeno una rassegna di leggi o di teorie. E invece uno strumento, ini piccolo ausilio per il semplice cittadino che intende difendere il proprio diritto a vivere in un ambiente salubre.

Attraverso un'esposizione semplice e diretta, l'autore spiega come si possa agire di fronte a situazioni di pericolo per l'ambiente., come si possa essere utili a chi deve effettuare i controlli e come solle citarne l'intervento attraverso esposti, denunce, semplici segnalazioni. azioni in sede giudiziaria civile e amministrativa. Diversi gli ambiti affrontati: dall'urbanistica alla difesa del paesaggio e delle aree pro tette: dalla tutela delle acque alla gestione dei ritìnti e allo smaltimento di sostanze pericolose: dall'inquinamento atmosferico all'elettrosmog: dalla valutazione di impatto ambientale (v.i.a.) ai rischi da incidente rilevante; dall'inquinamento da rumore alla caccia e tutela degli animali.

Un'attenzione particolare viene inoltre dedicata a quelle attività "collaterali" che consentono al cittadino di informarsi e di informare, aggiungendo così efficacia alla propria azione di attenta autodifesa ambientale: l'esercizio del diritto di accesso alle informazioni sulla normativa relativa all'ambiente; la redazione di comunicati stampa; l'utilizzazione di Internet: l'organizzazione di manifestazioni intese a sensibilizzare l'opinione pubblica.

I proventi della vendita di questo volume saranno devoluti a Legambiente per il finanziamento di una campagna a difesa della natura.

Luca Ramarci, magistrato, e autore di numerose pidiblicazioni su tematiche ambientali e collabora con diverse riviste giuridiche. E stato relatore in convegni nazionali ed internazionali sul diritto ambientale e ha svolto in più occasioni attività di docente nella medesima materia in corsi post-nniversitari e di aggiornamento professionale per le forze di polizia giudiziaria e per magistrati. Co-presidente nazionale dei Centri di Azione Giuridica di Legambiente ha creato e cura. tra gli altri, il sito Internet "Lexambiente — Diritto e ambiente" (www.lexambiente.it ).

"Manuale di autodifesa ambientale del cittadino" di Luca Ramacci, ed. Franco Angeli, 2006 Milano 16 €

 

LA SFIDA DEL SECOLO

ENERGIA 200 domande sul futuro dei nostri figli

Per capire veramente il mondo in cui viviamo, e quello in cui cui  vivranno i nostri figli, bisogna capire l' energia. Non più argomento riservato agli specialisti, essa è diventata e diventerà sempre di più motore di cambiamento e chiave di lettura della nostra vita sociale, politica e privata.

Scritto in modo scorrevole, sotto forma di dialogo, questo nuovo libro di Piero Angela e Lorenzo Pinna entra nel vivo dei grandi problemi dell'energia: il "picco" del petrolio (ormai non lontano), l'esplosione dei consumi e dei consumatori nel mondo, la dipendenza dal Medio Oriente, i grandi giochi dietro il barile di greggio, le riserve di gas, le nuove prospettive del carbone, i problemi energetici dell'Italia, la reale portata delle rinnovabili, le centrali nucleari, i rigassificatori, i tempi e i costi delle riconversioni, i rischi del non agire.

La sfida del secolo è anche un'opera di forte impronta civile, infatti intende lanciare un appello ai politici, ai mezzi di comunicazione e ai cittadini perché affrontino con un'urgenza prioritaria una questione che è strettamente legata anche al destino della nostra economia.

Un libro unico nel suo genere per completezza e semplicità, che si appresta a diventare un vero classico della divulgazione. Uno strumento necessario per comprendere a fondo il presente e il futuro prossimo, quello in cui i ragazzi di oggi diventeranno adulti.

"La sfida del secolo. Energia. 200 domande sul futuro dei nostri figli" di Piero Angela e Lorenzo Pinna ed. Mondadori 2006 Milano.  16 €

 

PER UNA ECOLOGIA DELL'EDUCAZIONE AMBIENTALE

"Per una ecologia dell'educazione ambientale " nasce da un incontro di formazione e aggiornamento, che ha riunito presso il Museo Civico di Zoologia di Roma nel novembre del 2004 ricercatori, insegnati ed educatori in vari campi, per un confronto sull'Educazione ambientale. Alcuni dei punti emersi dalle presentazioni e dai dibattiti sono per molti aspetti nuovi e promettenti, in quanto vedono le potenzialità dell'Educazione ambientale come strumento di cambiamento culturale per un futuro sostenibile. Perché questo sia possibile occorre ampliare gli orizzonti educativi, introducendo una serie di prospettive multidisciplinari, trasversali e globali, che investano le modalità di pensiero, le conoscenze, ma anche i comportamenti e le relazioni sociali. Il libro offre una serie di riflessioni, opportunità e proposte di esperienze utili a tutti coloro che, a qualsiasi titolo, siano interessati al rapporto educativo con l'ambiente.

Elisabetta Palchetti

Zoologa presso il Museo Civico di Zoologia di Roma, dove coordina attività di educazione e formazione ed effettua ricerche sulla comunicazione scientifica e l'educazione ambientale. È docente di Didattica della Biologia nella Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Scientifico del Lazio, presso l'Università degli Studi Roma Tre e docente di Museologia naturalistica nel Corso di Laurea specialistica in Comunicazione delle Scienze della Natura, presso l'Università della Tuscia di Viterbo.

Silvia Caravita

Bioioga, ricercatrice del CNR, Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, studia da anni la costruzione di conoscenze sui viventi nella Scuola. Si occupa di problemi dell'insegnamento scientifico e di formazione degli insegnanti. Entrambe, a partire dall'esperienza di ricerca in Biologia, sono impegnate nella riflessione sul rapporto che la nostra cultura ha con il mondo vivente e l'ambiente. Autrici di numerose pubblicazioni, insieme hanno curato anche i volumi: Musei scientifici e formazione scolastica: problemi, risorse e strumenti, Museologia scientifica (ANMS) 2003 e A scuola di animali. Pensieri a confronto per un nuovo rapporto, Franco Muzzio Editore, 2004.

"Per una ecologia dell'educazione ambientale" di Elisabetta Falchetti e Silvia Caravita  ed. Scholè 2005 Torino

 

  HTML 4.01

L'informatica è sempre più presente, nelle attività lavorative come nella vita quotidiana, mentre II tempo che si può dedicare allo studio e alla formazione è sempre più ridotto. I libri della serie Pocket Apogeo rispondono alla sfida: volumi
da portare con sé, brevi corsi per imparare tutto quello che serve di un linguaggio, di un sistema operativo, di un programma applicativo o di un
particolare campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Volumi compatti, dunque, ma non a scapito della qualità: la brevità è ottenuta
eliminando il superfluo ed escludendo l'inessenziale puntando invece a quanto serve veramente

"HTML 4.01 di Gabriele Gigliotti ed. APOGEO 2004 Lavis TN 7,50 €

   

DIZIONARIO DI INTERNET E DELLE RETI

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NUOVE VIE DEL VENTO
Realta' Industriale e sfida continua

II libro offre un'informativa di carattere generale, ma completa, su tutti gli aspetti relativi all'utilizzo appropriato di una fonte endogena e non inquinante come il vento. Molteplici sono gli argomenti trattati: da quelli puramente fisici, come il potenziale eolico esistente e la sua variabilità nel tempo, a quelli tecnologici, in termini di stato dell'arte ed evoluzione del settore in ambito terrestre e marino, a quelli economici e sociali, non tralasciando l'impatto ambientale e lo sviluppo dell'industria nazionale. Si è considerato con attenzione anche lo sviluppo degli aerogeneratori di piccola taglia, in relazione al crescente interesse manifestato dai decisori politici, a livello centrale e regionale, attraverso l'emanazione di leggi, opportunamente messe in risalto nel testo, che dovrebbero favorire e stimolare il ricorso non solo all'eolico maggiore, dove l'unità di misura è il megawatt, ma anche a quello minore che ha come riferimento il kilowatt.

L'espansione sempre più evidente della generazione da fonte eolica, a livello nazionale e soprattutto internazionale, pone il settore in una posizione ragguardevole nel contesto energetico, per il contributo dato e in particolare per quello che potrà fornire, con lo sviluppo previsto nei prossimi anni, al contenimento delle emissioni climalteranti, garantendo allo stesso tempo una forte crescita industriale e occupazionale.

Luciano Pirazzi

Esperto di energia eolica presso il Dipartimento Ambiente, Cambiamenti Globali e Sviluppo Sostenibile (ACS) dell'ENEA. Si occupa di energia eolica dal 1980, dapprima nell'area della sitologia e successivamente nell'area delle macchine di piccola e media taglia. Attualmente si occupa del monitoraggio dell'energia eolica sia in ambito tecnologico che di sviluppo di mercato. A questo fine, partecipa ai lavori di Wind implementing agreement dell'lEA (International energy agency) come membro italiano del comitato esecutivo. Autore di molte pubblicazioni e coautore di libri inerenti le caratteristiche e modalità dell'utilizzo dell'energia eolica, ha partecipato a diversi workshop e conferenze nazionali e internazionali in qualità di relatore e chairman. Docente alla Venice International University, effettua lezioni e docenze sull'energia eolica per Master universitari organizzati da università nazionali e internazionali.

Antonio Gargini

Ingegnere meccanico specializzato in energetica. Ha collaborato con ISES Italia, tenuto corsi sulle fonti rinnovabili ed è stato editor del libro Le vie del vento, pubblicato in questa collana. Si è occupato di VAS (Valutazione ambientale strategica) per conto del GRTN (Gestore della rete di trasmissione elettrica nazionale), dove ha operato nella funzione ambientale. Attualmente si occupa del processo autorizzativo delle opere elettriche per Terna.

"Nuove vie del vento. Realtà industriale e sfida continua" di Luciano Pirazzi e Antonio Gargini Muzzio ed. 2008 Roma  

 

MOLTITUDINE INARRESTABILE

Paul Hawken  attualmente alla guida di società che si occupano della ricerca e sviluppo di tecnologie ispirate alla natura, ecologista, imprenditore e giornalista è l’autore di questo libro. Numerosi i riconoscimenti ricevuti per questa sua attività.

In questo libro si occupa  di una grande moltitudine di persone, il più grande movimento, di cui nessuno se ne accorto, ma eppure presente: studenti, nonne, adolescenti, membri di tribù, uomini d’affari, architetti, insegnanti, professori in pensione, genitori occupati, persone molto informate che avevano tanto da dire. 30.000 organizzazioni ambientaliste, oltre quelle che si battono per la giustizia sociale, per i diritti degli indigeni, per la sostenibilità ecologica, a sostegno delle donne e dell’infanzia, l’abolizionismo, per i diritti civili, per la sicurezza alimentare. In sostanza alla fine diventano 100.000 tutte raccolte in un data base mondiale, cui poter fare riferimento: Natural  Capital Institute, che fa capo allo stesso autore.

Molte persone  esterne lo considerano privo di forza, ma ciò non arresta la sua crescita. Il libro appunto come mette in evidenza il sottotitolo, vuol descrivere “Come è nato il più grande movimento del mondo e perché nessuno se ne è accorto”.

Una critica al capitalismo globale emerge dal libro: le merci sembrano essere diventate più importanti delle persone e vengono trattate meglio. Ecco che quindi il libro analizza un movimento che portando avanti tecnologie innovative, brillanti, tende a portare le persone al centro del mondo e dell’esistenza “ E’ fatto di immaginazione e organizzazione. Implica una coraggiosa difesa dei diritti umani. Promuove l’innovazione incentrata sulla vita quotidiana: l’esigenza di imparare, di prendersi cura degli altri, di preparare il cibo, di crescere bambini, di viaggiare e svolgere un lavoro soddisfacente.”

Non può certo mancare un attento esame alla nascita dei gruppi protezionistici ambientali, mossi dalla distruzione delle imponenti sequoie americane di cui la più vecchia abbattuta aveva oltre 2500 anni.

La storia di Rachel Carson  che nonostante malata portò avanti sino alla fine la sua lotta contro le multazionali dei pesticidi, messi in correlazione col cancro. Fu denigrata fino alla sua morte, ma il suo Libro “ Primavera silenziosa” ebbe effetti molto importanti nella formazione di molti cittadini e nella messa al bando diverse sostanze contenenti idrocarburi clorurati, quali il DDT.

Anche la difesa degli ultimi popoli indigeni è  lotta contro la perdita di diversità. Il loro rapporto con la natura va oltre ai sensi che normalmente usiamo ed i loro linguaggi seppure apparentemente poveri di idiomi si rivelano, ad una attenta analisi, ricchi di sfumature impensate.

Interessante il paragone di tutti questi gruppi, difensori di valori veri, al sistema immunitario, i cui anticorpi si attivano ogni qualvolta che la nostra salute viene messa in pericolo.

La lettura del libro seppure inizialmente faticosa appare alla fine, in tutta la sua massima proposizione: far capire l’importanza  di questo grande movimento.

“E’ indubbio che il movimento ambientalista risulti fondamentale per la nostra sopravvivenza. La nostra casa sta letteralmente bruciando ed è logico che gli ambientalisti si aspettino che il movimento per la giustizia sociale si unisca a loro. L’unico modo in cui riusciremo a spegnere l’incendio è unirci al movimento per la giustizia sociale e curare le nostre ferite, perché, alla fine, esiste un solo movimento. Forti di questa crescente consapevolezza, possiamo affrontare i pericoli. La nostra guida sarà un’intelligenza che ogni secondo crea miracoli e vive grazie ad un movimento senza nome.”

Notevole il glossario finale che conta ben 120 pagine.

Giuseppe Dini

“Moltitudine inarrestabile” di Paul Hawken  ed. Ambiente Milano 2009 22 €

LA CITTA’ DEL SOLE

Gli autori sono entrambi di provenienza dall’associazione amici della Terra: Apuzzo è stato il presidente della sezione lombarda, giornalista e già deputato; Spinicchia è, un fisico, esperto in energie rinnovabili e responsabile di questo settore dell’associazione.

Con questo libro, propongono esempi vere e concreti di utilizzo delle forme di energia rinnovabile, destinate alla sostenibilità. Nella Casa del sole inoltre tutti i materiali sono scelti con cura e la tecnologia ne ottimizza le funzioni..

Il rapporto del Worldwatch Instiutute non lascia dubbi: il riscaldamento globale è così evidente, che i negazionisti non possono più disconoscerlo.

L’altalena dei prezzi petroliferi, ci avverte della vicinanza del picco di Hubbert, ma ci permette di affrontare i temi ambientali con maggior equilibrio e con la consapevolezza che l’energia non si può sprecare. Né si può tentare di produrre più energia senza eliminare gli sprechi e le perdite. Per  la chimera del Nucleare, le uniche due centrali di ultima generazione costruite nel mondo sono una in Francia e l’altra in Finlandia e devono ancora essere ultimate: produrranno meno scorie, ma saranno più radioattive. Promettono di abbassare i costi energetici, ma se aggiungessero i costi di smantellamento, quella nucleare sarebbe di gran lunga l’energia più costosa.

Ecco allora una serie di consigli pratici, per promuovere il futuro solare: accorgimenti per l’illuminazione e l’uso degli elettrodomestici, dal congelatore alla lavatrice, dal videocitofono al computer, dall’uso dell’acqua al condizionatore.

Presentano i nuovo progetti di sfruttamento solare, quello di Priolo in Sicilia, le Solar Tower capaci di sfrutta re le correnti d’aria, Deserto Fertile, dove pannelli fotovoltaici vengono utilizzati per l’estrazione di acqua ad uso irriguo: l’oro giallo, il sole, potrebbe far ricca l’Africa.

Gli incentivi per il fotovoltaico in Italia, il cosiddetto Conto Energia, rendono accessibile e conveniente questa forma di energia: come accederci, quali costi, i problemi, che vengo presentati con semplicità  e precisione.

Pannelli solari termici e fotovoltaici, montati su inseguitori solari e non, vengono analizzati nel libro in maniera tale, che anche il non competente possa avere dei riferimenti chiari.

La  vera rivoluzione l’abbiamo dalle case che non consumano, a quelle che invece producono energia.

Il testo si conclude con una serie di esempi pratici già realizzati di utilizzo delle energie rinnovabili e con la proposta della “Città di Transizione”, comunità che si preparano fin d’ora al riscaldamento globale e al picco  del petrolio.

“La città del sole” di Stefano Apuzzo e Nicolò Spinicchia ed. I libri di Gaia Roma 2009 in licenza Creative Commons € 12

Giuseppe Dini

 

ENERGIA PER L’ASTRONAVE TERRA

Nicola Armaroli è ricercatore sulla fotoreattività presso il CNR di Bologna, Vincenzo Balzani è professore di chimica presso l’università di Bologna.

Dal considerare un valore “risparmiare acqua e riparare un paio di scarpe”, si passa all’analisi dei consumi indotti dalla pubblicità (consiglio la visione dell’animazione The Story of the stuff), si arriva alla considerazione che un qualsiasi aumento del PIL, implica un aumento del consumo delle risorse. Questa è la premessa del libro.

Gli autori si applicano nella definizione di energia, negli scienziati che hanno determinato le leggi affini, nelle unità di misura, negli scambi di energie e nelle fonti, nei principi che la regolano, per spiegarci, cos’è l’energia.

Dagli schiavi al carbone, dalla macchina di Watt alla turbina, dal risparmio a Farady ai black-out, dai pony-express alla posta elettronica, dalla polvere da sparo all’atomica, il tutto per spiegare l’energia e le sue leggi, concludendo il capitolo con tre gravi problemi legati all’uso del petrolio: energia destinata ad esaurirsi, l’uso causa danni alla salute, la sua diversa produzione sul pianeta crea tensioni politiche e guerre.

Quanta energia sprechiamo? Una domanda che gli autori analizzano in dettaglio. La prima vera bomba energetica, fu l’inizio della produzione di fertilizzanti dall’ammoniaca avvenuta nel 1913 da parte di Haber e Bosch. La richiesta di primizie fuori stagione, l’inquinamento luminoso, la scelta dei mezzi di trasporto, sono tutti analizzati con precisione e dettaglio.

Quali danni produce questo consumo indiscriminato di petrolio? Quello più evidente è il surriscaldamento del pianeta, contro i quali si cercano accordi non sempre in maniera convinta. Senza nascondere i danni prodotti dalle polveri sottili, dalle piogge acide, danni che nessuna ditta, industria energetica paga per intero, ma solo un decimo alla collettività.

E l’atomo? Gli incidenti avvenuti ai reattori, hanno dimostrato che non rispettano certamente i confini delle nazioni e sono capaci di lasciare una eredità scomoda. I conti poi non tornano mai dato che ci si dimentica dei consumi di carburante tradizionale usati per l’estrazione, il trasporto, la raffinazione del minerale, dei costi destinati allo smantellamento della centrale a fine ciclo. Si sfata il mito della Francia esportatrice di energia elettrica da nucleare: è lei che è costretta a vendere a basso costo l’elettricità notturna prodotta in surplus.

Non può certamente mancare  capitoli dedicati alle energie rinnovabili: il primo al sole e al suo attuale diversificato sfruttamento, il secondo dedicato all’acqua, alla Terra e all’aria: “più che venti forti servono venti costanti in intensità e direzione con velocità ottimale intorno ai 7 m/sec”.

Siamo di fronte ad un bivio: “difesa ad oltranza dei nostri stili di vita ad altissima intensità energetica dei paesi ricchi”  dall’altra “cambiamento radicale dello stile di vita imposto dalle necessità dei vincoli fisici, ma anche accettato come scelta etica”.

Questo testo ha vinto il premio letterario Galileo 2009 per la divulgazione scientifica, la cui commissione è composta prevalentemente da studenti.

Nicola Armaroli Vincenzo Balzani “Energia per l’astronave Terra” ed. Zanichelli Bologna 2009 € 11,50

Giuseppe Dini

 

LE ENERGIE RINNOVABILI SULLA PUNTA DELLE DITA

E’ una vera e propria guida pedagogica realizzata per “sperimentare, osservare, comprendere per scegliere”

E’ una coproduzione franco-italiana, dove il curatore principale è Hervé Rizzo; con lui hanno collaborato il gruppo di lavoro dell’ASSEM stj, che si occupa di animazione scientifica, la ENERPLAN, associazione di professionisti per le energie rinnovabili ed il settore educazione del WWF Italia; è stato stampato da Mediatec Diffusion Jean-Benoît Meybeck nel 2001.

Tratta cinque temi: "Il sole, aria, acqua, biomassa, energia elettrica; tutti sono correlati con semplici esperimenti realizzati con materiale facilmente recuperabile. Il tutto per ragionare e promuovere le energie rinnovabili.

Questo libro è rivolto ai giovani di età compresa tra 9 e 15 anni, ma anche agli insegnanti, animatori, educatori, genitori che intendono trasmettere la cultura scientifica e tecnologica, e il concetto di cittadinanza attiva e solidale.

Un approccio graduale e coerente che permette al ragazzo di sviluppare gradualmente le proprie conoscenze, mettere in discussione per capire, attraverso la ricerca e la sperimentazione.

E’ il libro, a mio avviso, che molto più di altri, si occupa di una vera e propria didattica delle energie rinnovabili

 

Assem Enerplan WWF Italia “Le Energie Rinnovabili sulla punta delle dita” Consiglio Regionale Provenza Alpi Costa Azzurra 2001

GiuseppeDini

Cibo s.p.a.

Dal Texas, mi hanno suggerito la visione di questo film.
Mi è sembrato piuttosto educativo, tant'è penso di farlo vedere ai miei ragazzi a scuola. Più che un film impressionante è un film importante. Molte cose personalmente le conoscevo e penso che sia necessario diffonderle, al fine di essere informati su quello che mangiamo o che ci propongono di mangiare. Alla fine dei conti, è sempre il profitto a tutti i costi, che manipola le nostre coscienze fino ad alterare la nostra stessa salute. Ne consiglio la visione per cercare di diventare consumatori attenti e consapevoli. Ancora da noi, in fatto di cibo abbiamo maggiori possibilità di scelta rispetto agli USA. La rete si conferma una fonte informativa eccezionale, da sfruttare per essere più informati e consapevoli.

Food, Inc. è un film documentario statunitense del 2008 diretto da Robert Kenner e candidato al premio Oscar nel 2010 come miglior documentario.
Il film tratta il tema della produzione e del mercato alimentare, principalmente quella su grande scala, che esiste negli Stati Uniti.
“Cibo s.p.a. (così è tradotto in Italia ndr) è un documentario che descrive la trasformazione radicale dell'industria alimentare avvenuta negli USA negli ultimi decenni. Vedere da vicino ciò che è successo in America è sicuramente importante per capire quello che rischiamo di veder succedere anche da noi molto presto.

Nonostante il consumatore venga illuso di avere a disposizione una grande varietà di marche e prodotti diversi, in realtà questi fanno tutti capo ad un numero molto ristretto di super-aziende alimentari, che poi li immettono sul mercato con nomi e sotto marche diversi. Ancora più inquietante è il fatto che, indipendentemente dal produttore, uno degli ingredienti principali rimanga il granoturco, nelle sue forme più disparate.
La sua estrema economicità, ottenuta in modo artificiale, grazie a pesanti incentivi pubblici, ha portato ad utilizzarlo anche come mangime per i bovini, al posto dell'erba che dovrebbe essere il loro nutrimento ideale.
Gli allevamenti di bestiame hanno raggiunto dimensioni enormi ed i mattatoi sono diventati catene di montaggio ad altissima efficienza, dove gli animali al massacro sono trattati poco peggio degli stessi dipendenti, che vengono usati come "macchine umane".

Tale ciclo lavorativo porta con se altre deleterie conseguenze quale un altissimo rischio di infezioni e contaminazioni dei prodotti, che devono quindi essere sottoposti a fasi di lavorazione che includono una forte sterilizzazione.

Non manca infine il capitolo dedicato alla tristemente famosa Monsanto, che a seguito della recente possibilità di brevettare forme di vita (vegetali o animali) sta cambiando radicalmente il settore agricolo, e impedisce di fatto agli agricoltori di svolgere il loro lavoro con le metodologie che da sempre hanno caratterizzato la loro attività.”
E' possibile visionarlo e scaricarlo, con i sottotitoli in italiano, dal sito www.arcoiris.tv da dove ho preso questa recensione.
Buona visione. Peppe Dini.

Ecco il link

http://www.arcoiris.tv/cinema_arcoiris_flv.php?d_op=getit&lid=13546

 

THE CHINA STUDY

T. Colin Campbell è uno scienziato di fama internazionale, insegna Nutrizione bio-chimica alla Cornel University. Ha lavorato per oltre 20 anni in varie commissioni di ricerca della National Academy of Science, collaborando alla stesura e allo sviluppo di politiche internazionali e nazionali sulla nutrizione e la salute Esperto di alimentazione, ha cominciato i suoi studi e ricerche in questo campo , oltre 50 anni fa. Oggi afferma che la sana nutrizionenè la vera scienza biomedica del futuro.

Thomas M, Campbell II ha collaborato con il padre alla stesura di questo interessante libro.

Ho acquistato questo libro su suggerimento di mio nipote, che dagli USA cerca di seguire una alimentazione sana e salutare. Sin dalle prime pagine è apparso subito scritto in maniera semplice accessibile al lettore comune, pur essendo elaborato da uno scienziato. La correlazione tra alimentazione e malattie è subito messa in evidenza.

Proteine che si degradano, aflatossine cancerogene nelle arachidi, che colpiscono di più le famiglie benestanti che fanno uso di burro di arachide; nitrosammine derivate dalla degradazione nell'organismo dei nitriti usati per la conservazione degli hot dog, formazione dei tumori, la malattia più temuta dagli americani; questi gli argomenti dei primi capitoli.

Perché definire uno studio sull'alimentazione americana "The China study"? Il lavoro di ricerca fatto negli USA, è stato comparato con un lavoro di ricerca sull'alimentazione di diversi villaggi rurali cinesi, al fine di valutarne sia le differenze alimentari, che le malattie derivate.

Nella seconda parte del libro i Campmbell prendono in esame le malattie del benessere derivate dalla tipica dieta americana, per constatare che alcune delle convenzioni cui si guarda con maggior referenza, sono sbagliate, mentre la vera salute è stata pesantemente oscurata. Sono state prese in esame problemi cardiopatici, diabete, obesità, con particolare riguardo a quella dei bambini, le malattie autoimmuni, le forme di tumore più comuni: seno, prostata, intestino.

La terza parte è dedicata alla buona alimentazione. Qui si propongono al lettore otto principi per cui val bene mangiare correttamente, pensando ovviamente alla salute del corpo.

La quarta parte ha come titolo "Perché non ne avete mai sentito parlare". Molte industrie del settore alimentare, rischierebbero di perdere non solo l'immagine , ma anche cospicue somme di denaro. La loro influenza è così forte da manipolare politici, leggi, di intervenire con i loro finanziamenti sul lavoro di scienziati, di mettere da parte chi prova ad avere opinioni diverse. Sono così forti da promuovere nella scuola pubblica, programmi didattici che hanno il fine di sostenere le sole loro proposte. L'intero sistema, scienza governo medicina, industria, mass-media, promuove il profitto ai danni della salute, la tecnologia ai danni del cibo e la confusione ai danni della chiarezza.

" Siamo tutti clienti della fame e della morte, perciò c'è una grande quantità di soldi da spendere e guadagnare. E' per questo motivo che l'industria alimentare e quella della salute in America sono fra le organizzazioni più influenti al mondo".

"Non è una esagerazione affermare che più di mille miliardi di dollari l'anno finiscono in quello che scegliamo di mangiare e nel modo in cui scegliamo di curare le malattie e promuovere la salute. E' una cifra enorme".

"Si muore di più per quello che si mangia,che non per l'uso di tabacco, per gli incidenti, o per qualsiasi altro fattore dovuto allo stile di vita o all'ambiente".

"Pur con tutte le apparecchiature, la tecnologia, l'addestramento e la competenza del medico, niente è più efficace che guidare il paziente a fare giuste scelte nello stile di vita".

"Abbiamo raggiunto un punto nella storia, in cui le nostre stesse cattive abitudini non possono più essere tollerate. Come società ci troviamo di fronte ad un baratro: possiamo precipitare nella malattia, nella povertà e nel decadimento, oppure convertirci alla salute, alla longevità, e all'abbondanza. Per farlo occorre il coraggio di cambiare".

Un libro che si legge con chiarezza e passione, che mi ha dato notevoli indicazioni e che mi ha permesso di conoscere aspetti nascosti e poco chiari dei rapporti tra alimentazione e salute.

T. Colin Campbell e Thomas M. Campbell II

"Lo studio più completo sull'alimentazione mai condotto finora. THE CHINA STUDY. Sorprendenti implicazioni per la dieta, la perdita di peso e la salute a lungo termine"

Macro Edizioni Cesena 2011  € 20

 

DEMENZA DIGITALE

Come la nuova tecnologia ci rende stupidi.

L'autore Manfred Spitzer, classe 1958, medico psichiatra, dirige il Centro di Neuroscienze dell'Università dell'Ulm, è autore di diversi saggi e viene riconosciuto come uno dei più rinomati studiosi tedeschi di neuroscienze.

"Non siamo più capaci di raggiungere un luogo senza GPS; siamo terrorizzati all'idea di uscire senza cellulare. Bambini e ragazzi trascorrono davanti ad un monitor, più del doppio del tempo che passano a scuola e le conseguenze si vedono nell'incremento dei disturbi di apprendimento, dello stress, di patologie depressive, della predisposizione alla violenza...Bisogna capire bene i pericoli che noi tutti corriamo e imparare a convivere con le nuove tecnologie facendone un uso ragionato e moderato"

E' ciò che si legge nella premessa e che mi ha stimolato all'acquisto. Da insegnate e docente di tecnologia non potevo certo farmi sfuggire una riflessione accurata sulle conseguenze dell'uso delle nuove tecnologie.

Il computer suggerisce di rivoluzionare l'apprendimento scolastico. Nel frattempo siamo stati testimoni dell'ascesa e della caduta dell'e-learning, mentre nell'ambito della neurobiologia si fa una scoperta notevole: il cervello si modifica in maniera permanente attraverso l'uso. Sempre più oggi si fa uso di queste tecnologie informatiche, ma c'è proprio il rischio di non diventare esperti. Questo è molto più dannoso quando a farne le spese sono i nostri bambini e ragazzi, che sempre più hanno in mano apparati dalle notevoli capacità tecnologiche racchiuse in un palmare. Sono accertati disturbi dell'attenzione e successivamente dislessia. Nel confrontare i rendimenti scolastici dei nostri giovani che studiano con o senza computer si evidenziano effetti negativi in quelli che usano i mezzi informatici. C'è chi si domanda, come l'NBER istituto di ricerca socioeconomica, se il computer migliora la preparazione degli studenti. O come la rete serva soprattutto a favorire nei giovani, la distrazione, dimenticando quanto osservato e letto, più che nella realtà. In rete si riesce a mentire più facilmente, i social network pur soddisfacendo il fabbisogno umano di avere contatti con gli altri, riduce l'autocontrollo e lo sforzo di mantenere un comportamento sociale adeguato; nei giovani provocano solitudine e depressione. "Da nessuna parte viene discusso il fatto che in rete si mente di più, si sceglie di peggio, si pensa in modo più superficiale e si impara peggio che nel mondo reale e che quindi l'utilizzo di tali strumenti andrebbe limitato, in particolar modo tenendo conto che la mente di bambini e adolescenti è in fase di sviluppo."

L'uso dei media digitali nella scuola materna, non favorisce la competenza letto-scrittorica dei bambini; com-prendere indica l'importanza dell'azione per l'apprendimento, che per i piccoli ha regole diverse che per gli adulti.

Con generazione Google si definiscono i nati dopo il 1993 a cui vengono attribuite particolari competenze nell'uso delle tecnologie informatiche. In realtà Internet non è usato come strumento di approfondimento di ricerche e informazioni scientifiche, ma per scaricare musica ed interagire con amici virtuali, saltando quelli che prima erano i rapporti diretti con gli amici nel cortile della scuola. Se i giovani non possiedono già informazioni basilari , non potranno approfondire convenientemente la mole di documentazione depositate nel vasto mondo del Web.

Si sostiene inoltre, che essi riescono a fare tante cose insieme; messaggiare con gli amici, ascoltando musica, scrivendo una lettera, scaricando un film: è quello che viene definito nel linguaggio digitale multitasking. Gli esperimenti descritti nel testo, mettono in evidenza in chi è bravo a fare insieme più cose, un allenamento invece alla superficialità ed inefficacia.

I media digitali ostacola la capacità di autocontrollo e provocano stress, i giochi provocano un aumento dei disturbi dell'attenzione. Occorre riflettere sulla innumerevole mole di nostri dati raccolti sul web e pensare sul fatto che se non paghiamo niente, non siamo clienti, bensì "merce". Inoltre i rischi di dipendenza da Internet e da computer, sono stati ormai indagati sia dal punto di vista epidemiologico che neurologico (sappiamo anche come agiscono). Che fare? Imparare dall'approccio ad altri pericoli: fumo, alcool, sovrappeso; sarebbe utile pensare ad un patentino per Internet; acquisire competenza mediatica; non farsi imbrogliare dai ciarlatani dei media.

Manfred Spitzer "Demenza digitale" Corbaccio ed. Milano 2013 € 19,90

Premessa libri sulla struttura ecclesiastica

Non è che sono diventato all’improvviso un “eretico”, ma le letture che qui propongo, ci permettono di acquisire una mente più ampia rispetto a quella che definisco “struttura ecclesiastica”. Anche questo non significa che tutto il clero è come viene riportato nei testi, assolutamente. Non si può certamente fare “di ogni erba un fascio. C’è anche chi si impegna lodevolmente, oltre la stessa struttura.

E’ che molte cose sono state tenute segrete, oggi con l’avvento dell’informazione di rete è più facile accedere alle varie informazioni; diciamolo poi con franchezza, il fatto di essere una struttura presente , ma giuridicamente non riconosciuta come gli altri stati,  permette di fare cose che alle altre nazioni sarebbero rimproverate.

Capire quindi i meccanismi di finanziamento, di intervento, di pressione, che la struttura ecclesiastica cattolica fa, serve a comprendere meglio le loro azioni e a noi cristiani di intervenire  per correggere. Se è pur vero come sostenuto da Benedetto 16.o, che noi laici, siamo chiamati ad essere sempre più corresponsabili (discorso del 26 maggio 2009) e sentirci così più Chiesa, è anche vero che le possibilità che abbiamo per agire nella struttura, sono veramente poche. Le nostre possibilità sono minime; non si tentano neanche incontri diocesani per laici.

Però in questo momento che la struttura è sempre più orientata verso il potere ed il denaro, una possibilità l’abbiamo per farci sentire: non dare il nostro sostegno economico ufficiale, l’8 °%. E’ drastica, ma è l’unica maniera per far sentire il nostro dissenso di laici.

Per quanto riguarda la mia fede, non è minimamente toccata da queste letture e così dovrebbe essere per tutti. Proprio perché battezzati, siamo chiamati a vivere in maniera autentica il nostro sacerdozio regale e profetico ricevuto col sacramento.

 

VIA COL VENTO IN VATICANO

«È venuto il tempo che la Chiesa chieda perdono a Cristo per le tante infedeltà e tradimenti dei suoi ministri, specialmente di quelli costituiti in autorità al vertice della gerarchia ecclesiastica.»

“L’alleanza di Dio con i poveri e gli umili è in contraddizione con l’arroganza di ogni potere, che condanna e elimina l’innocente scomodo.

Questo libro è un’eco raccolta nel deserto, un colombo libero con un messaggio nella zampa, una bottiglia in mare con un ammonimento…

Se Dio investe qualcuno del carisma di denunciare le rilassatezze, gli agi, i raggiri,, gli intrallazzi, gli ozi, i privilegi di una certa casta clericale, da costoro, ammantati di mistico zelo per apparire i difensori della santità della Chiesa, lui, il denunciante, deve attendersi una reazione altrettanto feroce… Molti giudici severi, stracciandosi le vesti, punteranno il dito accusatore, indignati, stupiti, offesi, disgustati, ostili, contro chi ha scelto codesta forma di informazione, da essi ritenuta dissacrante. E per servile conformismo e remissività, si affretteranno a condannare questo libro.”

“I Millenari”, sono un gruppo di prelati del vaticano. Hanno scritto questo libro coraggioso attingendo al loro ministero pluridecennale presso il vertice della gerarchia curiale.

I Millenari “Via col vento in Vaticano” ed. Kaos Milano 1999 17 €

 

CHIESA PADRONA

Oggi la Chiesa è divenuta per molti l’ostacolo principale alla fede (Joseph Ratzinger).

Il più grande nemico della Chiesa italiana si trova al suo stesso interno; è il clericalismo. Finita l'epoca in cui ci si vergognava persino a dichiararsi credenti, adesso prelati e cardinali hanno riacquistato una massiccia presenza nell'opinione pubblica e i) sistema bipolare ha rimesso a) centro i voti cattolici come ago della bilancia, meglio di quando c'era la DC. La Chiesa e insomma tornata protagonista, corteggiata e blandita; ma il suo nuovo potere non è senza conseguenze. Dalle manovre di scambio politico tra governo e gerarchie al garantismo a doppia faccia dell'8 per mille; dalla mancanza di pluralismo nell'opinione pubblica ecclesiale all'eccesso oppressivo di documenti e programmi pastorali; dal risorgente rischio del trionfalismo e dell'autocelebrazione alle strutture sempre più centralizzate della CEI; dall'emarginazione o strumentalizzazione dei laici "impegnati" al continuo aumento delle "regole" (persino di strategia politica) imposte ai credenti: un giornalista cattolico conduce la sua inchiesta "da dentro" la struttura di una Chiesa che - per diventare una macchina sempre più efficiente - rischia di ricadere nella vecchia tentazione di gestire il sacro come possesso di pochi.

Roberto Berretta, giornalista, si occupa di cultura per il quotidiano cattolico «Avvenire», Ha scritto saggi storici come // lungo autunno. Controstoria del Sessantotto cattolico (Rizzoli, 1998), San Francesco e la leggenda del presepio (Medusa, 2003), Storia dei preti uccisi dai partigiani (Piem-
me, 2005), testi di costume quali // piccolo ecclesia lese illustrato (Àncora, 2000) e Da che pulpito... Come difendersi dalle prediche (Piemme, 2006) e - con Elisabetta Broli e per Piemme - una serie di fortunati volumi di controinformazione religiosa assolutamente ortodossa: Gli undici comandamenti. Equivoci, bugie e luoghi comuni sulla Bibbia e dintorni (2002), Le bugie della Chiesa (2003), Peccato non farlo (2004).

Roberto Berretta “Chiesa Padrona” Piemme ed. Casale Monferrato 2006 12,90 €

 

OPUS DEI SEGRETA

85.000 membri in tutto il mondo. Una penetrazione sempre più forte negli ambienti della finanza e della politica. Un'influenza decisiva sulle posizioni del Vaticano. Una pratica di vita fatta di rinunce, penitenza, autoflagellazione. È l'Opus Dei, misteriosa come una setta e al centro dei più clamorosi scandali finanziari internazionali: il caso Calvi-Ambrosiano, il caso Ruiz Mateos in Spagna, il crac Parmalat, la recente vicenda di Bancopoli e in particolare i legami dell'Opus con il cattolicissimo Antonio Fazio. L'inchiesta di Ferruccio Pinotti sfonda un muro invisibile. Racconta cosa è l'Opus Dei, com'è nata, come ha conquistato il Vaticano: la nomina papale di Joseph Ratzinger è stata resa possibile, come rivelano alcuni recentissimi scoop, da una vera e propria "campagna elettorale" imbastita dai cardinali vicini all'Opus Dei. E non solo il Vaticano. L'Opus Dei ha amicizie e simpatizzanti praticamente ovunque. Massimo D'Alema era presente alla cerimonia di santificazione di Escrivá De Balaguer, il fondatore dell'Opus, celebratasi nel 2002. Francesco Rutelli e Cesare Salvi erano in prima fila ai festeggiamenti per il centenario della nascita di Escrivá. L'amicizia tra Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri nasce proprio grazie all'Opus Dei. Una trasversalità politica inquietante. Una camera oscura fatta di ombre e di segreti, che in questo libro si cerca di svelare, alla luce anche della testimonianza diretta di alcuni ex appartenenti all'Opus. Tratto da IBS

Le esperienze umane non si discutono. E proprio il senso di questo libro, che per la prima volta racconta le storie incredibili dei numerari e delle numerarie, i membri dell'Opus Dei, che sono usciti dall'Organizzazione. Il reclutamento, la pressione psicologica - soprattutto nei confronti dei giovani e delle donne -, l'uso del cilicio e della frusta (la cosiddetta "disciplina"), la
rottura con le famiglie, la repressione sessuale, i libri "proibiti", la gestione del denaro, la malattia. Storie vere: dal- l'Italia alla Spagna, all'Inghilterra, alla Germania, agli Stati Uniti, al Sud America. Ferruccio Pinotti svela come si vive veramente dentro quella che è ormai riconosciuta come una delle più potenti e controverse organizzazioni della Chiesa di oggi.

Ferruccio Pinotti,giornalista a “l’Arena” di Verona, ha lavorato a New York per la CNN e ha collaborato con l’”International Herald Tribune”. Ha pubblicato Poteri Forti (2005) e Berlusconi Zampanò (con Udo Gumpel, 2006)

Ferruccio Pinotti “Opus Dei Segreta”  ed. BUR Biblioteca Universitaria Rizzoli Milano 2006 11,50 €

 

LA QUESTUA

Un miliardo di euro dai versamenti dell'otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica. A cui bisognerebbe aggiungere almeno il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano e oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione europea: il mancato incasso dell'lci, l'esenzione da Irap, Ires e altre imposte, l'elusione consentita per le attività turistiche e commerciali. Per un totale di circa 4 miliardi di euro, più o meno mezza finanziaria, l'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno. Una somma (è la stessa Conferenza episcopale italiana a dichiararlo) che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale. Tratto da IBS

Curzio maltese nel 2006 ha pubblicato il libro Come ti sei ridotto (modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione), che analizza il fenomeno berlusconiano, proponendo le sue idee, come scrive Giorgio Bocca nella prefazione, sul fascismo perenne che torna nella storia italiana.

Nel 2007 ha pubblicato "I padroni delle città", nel quale tratta gli aspetti economici e socio-politici della maggior parte dei capoluoghi italiani, partendo dalla premessa che per i cittadini del nostro Paese la vera patria è sempre stata il proprio Comune di origine.

Un certo dibattito hanno suscitato le sue inchieste sui costi della Chiesa cattolica a carico dei cittadini e dello Stato italiano, come l'otto per mille o l'ora di religione, dapprima apparse in numerosi articoli su La Repubblica e poi raccolti nel libro "La questua".

A tali critiche il giornale cattolico Avvenire ha di volta in volta risposto con uno speciale on-line prima, e poi con un libretto a cura di Umberto Folena dal titolo: "La vera questua", opuscolo allegato al quotidiano il 26 luglio 2008 che confuta in parte le tesi di Maltese. Tratto da Wikipedia  

Maltese Curzio “La questua” ed. Feltrinelli Milano  2008 14€

 

VATICANO S.P.A.

"SI HA LA SENSAZIONE NETTA CHE CI SI TROVI DI FRONTE, TUTTI, A UN POTENZIALE ESPLOSIVO INAUDITO, CHE DEVE ESSERE DOVEROSAMENTE PORTATO A CONOSCENZA DELLE PIU’ ALTE AUTORITÀ.”

Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti riservati della Santa Sede. Lettere, relazioni, bilanci, verbali, bonifici. La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata.

Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003), tra le figure più importanti nella gestione dello lor fino alla fine degli anni Novanta. Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna.

Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L'artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti.

Titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco. I soldi di Tangentopolì (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana, e perfino il denaro lasciato dai fedeli per le Sante messe è stato trasferito in conti personali, con le più abili alchimie finanziarie. Lo lor ha funzionato come una banca nella banca.

Una vera e propria "lavanderia" nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Tutto in nome di Dio.

Gianluigi Nuzzi è inviato di "Panorama". Già collaboratore del "Corriere della Sera" e giornalista de "II Giornale", dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese. Nella primavera del 2008 ha avuto per la prima volta accesso all'archivio segreto di monsignor Dardozzi.

“Vaticano S.p.A”. di Gianluigi Nuzzi ed. Chiarelettere Milano 2009 15 €

 

 

 

 

 

 

 


Il mondo in cui viviamo

 


Responsabilità per il creato



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Valle del Metauro

 

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Biotecnologie animali e vegetali: tradimento del disegno di Dio

 

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THE CHINA STUDY

DEMENZA DIGITALE

Premessa libri sulla struttura ecclesiastica

 

VIA COL VENTO IN VATICANO

 

CHIESA PADRONA

 

OPUS DEI SEGRETA

 

LA QUESTUA

 

VATICANO S.P.A.

 

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Pulcini in classe

 

La legge 241/90  ovvero "Accesso agli atti pubblici"

 

Telecom NO GRAZIE!

 

 

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Grave danno ecologico

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Acqua bene comune

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Assemblea sindacale

Sospensione caccia fringuello Il nuovo amico 19.10.08

Convegno sentieri

Motoraduno: formula da ripensare Il nuovo amico del 9novembre 2008

Rifiuti a Carrara di Fano

Il CEA S. Martino di Urbania

Eremo di Montegiove

Casa sostenibile

Eolico a Urbania

Replica Comunicato Provincia PU

Giornata del Creato 2009

Un regalo interessato

Grave atto contro le associazioni ambientali

Ampliamento discarica di Ca'Asprete. Replica alla provincia.

Tre Tozzi colpisce ancora.

Giornata del creato 2009

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Centrale Cascata del Sasso

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Idee per l'ambientalismo

Eolico Urbania

Eolico Urbania 1

Eolico Urbania 2

Eolico Urbania 3

Eolico Urbania 4

Eolico Urbania 5

Eolico Urbania 6

Eolico Urbania 7

I diritti dei cittadini

Se vuoi coltivare la Pace

Se vuoi la Pace. Replica

Messaggio Benedetto 16°

La partecipazione dei cittadini

Lettera aperta Pres. Ricci

50 anni di ITIS a Urbino

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Trasparenza MMS CorriereAdriatico

Trasparenza MMS  Resto del Carlino

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Laudato sì

Quando la reponsabilità non è del politico