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Recensione
“Il mondo in cui viviamo” Si tratta di un CD Rom prodotto da Mani Tese, famosa associazione di volontariato che si occupa di impegno alla giustizia sociale. Seppure dedicato al 2000, questo lavoro multimediale prende in esame,
in un ordine ragionato, i diversi rapporti pubblicati negli ultimi 4 anni da FAO, UNICEF, OMS, ACNUR, OIL, UNDP, Banca Mondiale. I temi trattati quindi vanno
dall’alimentazione agricoltura, infanzia, istruzione, salute, rifugiati, al lavoro, sviluppo economico, povertà, globalizzazione. Vi emerge una realtà che divide i paesi poveri da quelli ricchi,
abbinata però allo sforzo di attuare miglioramenti significativi. Rimangono comunque evidenti le due grandi sfide: governare la crescente interazione
tra le varie regioni del mondo e combattere la povertà dei diversi milioni di persone che rimangono escluse dai processi di ricchezza dovuti al mercato. “Il mondo in cui Viviamo” intende far conoscere le varie
sfacettature dello sviluppo sociale attraverso la sintesi dei Rapporti più significativi
pubblicati dalle maggiori Agenzie delle Nazioni Unite…” “Questo sviluppo rappresenta un obiettivo di tutti i paesi: non solo per quelli poveri nel Sud del mondo, ma anche per le società del Nord che
devono fare i conti con problemi quali la disoccupazione, la miseria e l’esclusione sociale.” Interessante sottolineare la presenza nel CD delle varie Carte dei
diritti, da quelle dell’uomo a quelle dell’acqua del suolo, degli alberi… Questo documento si rivela utile ad educatori ed insegnanti che
vogliono trattare la questione sociale mondiale utilizzando direttamente i rapporti ufficiali internazionali e i numerosi dati contenuti. Il Cd
può essere richiesto direttamente
a: Mani Tese Piazza Gambara 7/9
-
20146 Milano versando £ 20.000 sul ccp 291278
. Giuseppe Dini
“Responsabilità per il Creato” L’ufficio nazionale per la Pastorale del Lavoro ed il Servizio Nazionale per il progetto culturale, due emanazioni della Conferenza Episcopale Italiana, presentano un interessante lavoro su
“Responsabilità per il Creato”. Un testo voluto come “un sussidio per le comunità” da leggersi, perché no, durante queste vacanze estive. “Si tratta, di uno strumento di riflessione per le nostre chiese,
pensato e vissuto di per sé in una prospettiva e con un metodo di lavoro ecclesiale. Uno sforzo…di una chiesa che…reimpara costantemente
a leggere la realtà sociale nella prospettiva dell’avvento del regno di giustizia e di pace”. Sono le parole che il direttore nazionale per la pastorale del lavoro don Paolo Tarchi, ha inserito nella
presentazione del libro. Ventiquattro gli autori coinvolti nella realizzazione di questo sussidio, che scorre nella lettura e carico di esempi pratici, come nell’introduzione di Mons. Carlo Bregantini, Presidente
della citata commissione, dove ricorda un vecchio ulivo salvato due anni prima dalle fiamme di un incendio boschivo. Nel settembre 2000, lungo la costa Jonica dove fu distrutto un intero campeggio con 13 morti, nel
vicino paese di Roccella, questo possente albero deviò un immenso masso destinato al centro abitato. “Tra la vita di uomo e la vita di un albero c’è un nesso
inscindibile. Tra noi ed il Creato c’è un rapporto vitale”. Nella prima parte del testo si affrontano i rischi del pianeta, con a
supporto le varie carte internazionali, una cronologia degli eventi significativi per la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, città, rifiuti, mobilità, lavoro, il dissesto territoriale, l’agricoltura,
l’effetto serra, la globalizzazione. Nella seconda sezione è dedicata agli interventi ecclesiali: il
magistero ecclesiale verso l’ambiente, la risposta delle chiese a questa problematica, testi ecclesiali dedicati al creato, una serie di interventi che analizzano la teologia della creazione. Particolarmente interessante il vocabolario di etica ambientale dove,
si analizzano le parole ricorrenti nella salvaguardia del Creato, e, alla luce dei nuovi strumenti informatici, un data base
di documenti ecclesiali e alcune esperienze pilota portate avanti dalle chiese e da comunità religiose in tema ambientale. Nella terza sezione, dedicata alle prospettive per l’azione, sono
riportati riferimenti ad associazioni cattoliche, quali l’Agesci, Anni Verdi, Bilanci di Giustizia ed altre Infine cosa che mi ha fatto particolarmente piacere, sono state
inserite proposte di celebrazione del creato, prese dal Benedizionale, le Quattro tempora, con allegati degli schemi di celebrazione del Creato. Credo che questo testo meriti veramente la lettura non solo da parte
dei fedeli, i quali vi possono trovare la giustificazione dei loro interventi sociali a tutela della salute dell’uomo e del Creato, dove esso è parte intrinseca, ma anche per i clerici, che possono aggiornarsi così
ai nuovi segni dei tempi, con la consapevolezza di una conversione permanente che è richiesta a tutti i credenti. Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro Servizio nazionale per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana “Responsabilità per il Creato”
Un sussidio per le comunità Ed. Elledici Leumann (TO) 2002 Sant’Angelo in Vado 26.7.02 Giuseppe Dini Recensione Il drago e L’Agnello E’ un libro adatto per chi vuol sapere di più sulla globalizzazione.
Ogni capitolo propone un argomento specifico completo, non solo delle relative analisi geopolitiche, ma anche correlato da una serie di dati, schemi e tabelle, estratti dalle informazioni ufficiali delle diverse
agenzie internazionali. Con la prefazione di Alex Zanotelli, conosciuto missionario comboniano, la prima parte è dedicata ad una analisi sulla giustizia, sulla pace e sulla salvaguardia del creato; la seconda parte
analizza la proprietà privata, le risorse naturali, l’opulenza dei paesi ricchi e la loro superiorità sui quelli poveri, il fenomeno delle migrazioni, le multinazionali ed il debito estero, le finanze ed il
fenomeno mafioso. Interessante, alla fine di ciascun capitolo, l’inserimento di una
riflessione finale di tipo spirituale filosofico. Il drago rappresenta le varie multinazionali, che molto spesso
hanno un potere economico superiore a quello degli stessi stati e che vengono paragonate ai quattro cavalieri dell’Apocalisse: fame, invasione, guerra, morte. E’ anche la frattura che esiste tra i popoli ricchi e quelli poveri,
con una serie di fenomeni ad essi legati: la tratta delle donne, la questione dei trapianti illegali di organi, lo sfruttamento dei bambini, le guerre ed anche lo stesso sfruttamento ambientale. L’agnello scopre cosa succede nella “Terra giusta”, è il
tentativo che gruppi comunità, associazioni stanno proponendo per una equa sostenibilità dell’uso della terra. E’ la nonviolenza dei diritti umani, il giusto equilibrio ambientale, inteso a 360 gradi, con tutte
le sfaccettature che esso implica, la giustizia internazionale, lo sviluppo sostenibile, la finanza etica, la Tobin Tax (lo 075 % di qualsiasi transazione economica da destinate ai paesi del terzo mondo). Al testo è abbinato anche un CD Rom, ricco di una serie vastissima di
dati utili per ricerche e per approfondire maggiormente gli argomenti proposti. Il testo è quindi molto adatto per gli insegnanti ed educatori che
vogliono
presentare e analizzare le varie dinamiche legate al fenomeno della globalizzazione. Giuliana Martirani è docente di Geografia dello sviluppo alla Facoltà
di Scienze Politiche presso l’Università Federico 2° di Napoli. Impegnata da tanti anni nel settore dello sviluppo sostenibile, della tutela ambientale, del riconoscimento dei diritti della donna. Ha partecipato,
quale delegata, a diverse conferenze Onu, relativamente ai temi citati. La sua produzione bibliografica è notevole e dedicata ai diversi settori già accennati. Ho avuto modo di conoscerla direttamente a degli incontri di
formazione scout regionali, dove aveva manifestato la sua competenza, chiarezza e sicurezza. “Il Drago e l’Agnello” di Giuliana Martirani ed. Paoline
2001 Milano
£ 38.000 compreso CD. Giuseppe Dini E’ uscita recentemente la terza edizione completa, realizzata
dall’associazione naturalistica Argonauta di Fano, di un Cd multimediale su “La Valle del Metauro”. Realizzato con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e la collaborazione diretta del
Comune di Fano, questa opera multimediale raccoglie una grande quantità di dati su tutta la valle del Metauro da Fano sulla costa, alla gola del Furlo, ai monti della Luna sulla dorsale Appenninica dove nasce. Perché Perché parlare in una rivista di Torino quale “Eco”, di un cd che
descrive un piccolo fiume della provincia di Pesaro Urbino nelle Marche? A mio avviso, rappresenta un lavoro a carattere ambientale tipico non solo per
la vastità degli aspetti trattati, per le proposte didattico-educative contenute, soprattutto per la metodologia di lavoro particolare che ne ha permesso la realizzazione. Infatti tante sono le persone che direttamente hanno contribuito alla
realizzazione dei vari aspetti trattati: basta vedere un attimo a chiusura del Cd l’elenco completo degli autori.
Persone che condividendo l’etica ambientale hanno offerto disinteressatamente ciò
che hanno amato e curato dell’ambiente dove hanno vissuto. Insomma ognuno (e non sono pochi) ha messo la sua parte, le sue capacità e conoscenze per poter realizzare, pezzo su pezzo, questo bellissimo lavoro
ambientale. Un aspetto che insegna appunto, che l’ecologia non può essere trasmessa da pochi, ma deve essere assunta da una comunità a servizio di una più ampia comunità
che è l’umanità. Ecco che allora diventa importante quanto riportato in copertina:
“Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri raccontato, non lo terremo nascosto ai nostri figli”
Salmi
78,
3 – 4. I contenuti Si può esplorare il Cd attraverso due blocchi di ricerca: per territorio e
per temi. Il primo accompagna attraverso degli itinerari, aree di interesse
naturalistico ed i comuni interessati dal progetto. La ricerca per temi è suddivisa in undici sezioni: SCIENZE DELLA TERRA, con particolari riferimenti geologici, morfologici aperti a quasi tutta la valle del Metauro,
metoclimatici, con i dati dell’osservatorio “Valerio” di Pesaro e “Serpieri” di Urbino, spelologici e dati relativi ai terremoti della zona; la FAUNA con insetti, molluschi, pesci, mammiferi, uccelli;
interessanti di questi ultimi, la possibilità di sentirne i canti e di visionare alcuni brani di filmati; la FLORA con alberi arbusti e funghi; la STORIA DELL’AMBIENTE ove è possibile rivedere gli scavi, i reperti,
gli antichi editti di caccia, l’evoluzione della costa nel tempo, gli animali estinti; CENTRI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, SITI ASTRONOMICI, GEOGRAFIA ANTROPICA, ARCHEOLOGIA E STORIA con l’interessante presentazione
della battaglia del Metauro tra Romani e Cartaginesi; BENI ARCHITETTONICI con chiese, palazzi, fortificazioni, teatri e musei; OPERE LEGATE ALL’ACQUA dove visionare ponti e traghetti, mulini, centrali idroelettriche,
potabilizzatori; infine la CUCINA con una serie di prodotti e ricette che vanno dall’antipasto al caffè. Veramente un eccezionale documento didattico, che spazia su una ecologia
intesa in modo il più possibile ampio e reale, capace di offrire conoscenza del luogo dove si vive, ma anche cultura e storia. Grazie alla interattività delle nuove tecnologie informatiche, è possibile passare con
semplicità da un argomento all’altro o fermarti su un comune e conoscere tutto
ciò che vi gravita, in una sorta di fluido percorso. A completare la sua valenza formativa,
sono state aggiunte nel menù, delle schede di lavoro personale, dove gli studenti possono direttamente intervenire, ed un completo glossario dei termini specifici contenuti. Notevole è la mole di dati e informazioni inseriti (è riportato per intero
anche il libro del geologo Raimondo Selli “Il bacino del Metauro edito dalla Cassa di Risparmio di Fano nel 1954) abbinati sempre ad una eccezionale documentazione fotografica e documentaristica. In questa terza edizione l’analisi dell’ecosistema Metauro è stata
completata dalla foce, nel comune di Fano alla sorgente ubicata sull’Appennino centrale, con in aggiunta anche il territorio dei suoi principali affluenti, quali il Candigliano che ha dato origine alla famosa Gola
del Furlo nel quale sono nate le prime centrali idroelettriche della provincia di Pesaro Urbino. Un elogio particolare va al prof. Luciano Poggiani, responsabile del progetto,
che per due anni ha seguito lo sviluppo del CD multimediale, con meticolosa pazienza e indagine certosina. L’opera va a coronare il suo impegno di presidente dell’Argonauta e dei suoi collaboratori, distintisi per
la notevole produzione bibliografica dedicata allo studio dell’ambiente e all’accesso educativo che esso offre. Tale lavoro, come già detto, è stato possibile anche grazie alla
disponibilità di tante persone che volontariamente hanno messo a disposizione il loro tempo, le loro ricerche, i loro materiali, per collaborare insieme a questa realizzazione. Un segno anche che volontariato non
significa pressappochismo, ma che se ben orchestrato può dare validi risultati. Gli indirizzi L’opera multimediale si trova oggi direttamente in linea sul sito www.fondazionecarifano.it
alla voce “La Valle del Metauro”. Inoltre tutto il materiale che non si è potuto mettere nel Cd è andato a
formare una banca dati, ricchissima di informazioni, tuttora in costruzione ed in
continuo aggiornamento, raggiungibile al sito
www.lavalledelmetauro.it
. E’ possibile vedere il lavoro svolto dalle associazioni ambientali di Fano
al sito www.archilei.it, dove Casa Archilei è il Centro di Educazione Ambientale cui si esplicano
tutte le attività delle associazioni coinvolte. Ultimo lavoro prodotto è il libro “L’orto botanico di casa Archilei” di Luciano Poggiani. Il Cd, il libro e altre informazioni possono essere richieste
tramite l’indirizzo elettronico archilei@mobilia.it . Sant’Angelo in Vado 17.7.03 Peppe Dini Recensione libro “ IN PACE CON IL
CREATO. Chiesa cattolica ed
ecologia” “O grande Spirito la cui voce odo nei venti e il cui respiro dona
la vita in tutto il mondo, ascoltami… Fa che le mie mani onorino le cose che tu hai fatto e che le
orecchie odano la tua voce…” Alcuni brani dell’invocazione del Capo Seattle introducono nella prefazione, l’impegno dell’uomo, non dominatore e soggiogatore, ma custode oculato e attento conoscitore delle
meraviglie della natura a lui affidata. Nelle prime pagine del testo Antonio Simula, si chiede se la responsabilità del problema ambientale possa essere imputato alla Chiesa e quanto i suoi rappresentanti possano
essere scarsamente sensibili a queste problematiche. Opinioni diffuse nell’ambiente laico, ma fortemente discostanti dalla tradizione cristiana: lo stesso messaggio di Cristo
è un inno alla creazione, l’impegno amorevole verso il creato è dimostrato da tanti santi. L’autore quindi analizza la co-responsabilità del cristianesimo nei
confronti dell’ambiente, sottolineando la falsa interpretazione “dell’assoggettare la terra”, soprattutto da parte della scienza e della tecnologia, dell’industria e del potere politico. Più avanti si esprime in una teologia che si orienta invece alla
linea ecologica, sottolineando la responsabilità dell’uomo, chiamato a perfezionare la natura cooperando con essa. Nel secondo capitolo, mette in risalto la dottrina ecologica della
Chiesa Cattolica, dal primo discorso “ecologico”, nel 1950 da parte di Pio XII in difesa degli animali, al discorso di Giovanni Paolo II, per la Giornata della Pace del 1999. In questi ultimi documenti ecclesiali
si evidenzia il connubio tra “la questione ambientale e le altre questioni sociali
a dimensione planetaria”. Interessante poi la presentazione del magistero episcopale in tema
ambientale, suddiviso nelle quattro aree ambientali, europea, pacifica, asiatica, latino-americana. Inoltre non mancano i Convegni cattolici e le Assemblee Ecumeniche, nonché gli interventi della Santa Sede
alle conferenze internazionali sull’ambiente. Per dimostrare quanto i cattolici si impegnano socialmente per la
tutela del creato, ci presenta una serie di associazioni e movimenti, dall’AGESCI, Anni Verdi delle ACLI, ai Beati Costruttori di Pace. Infine attraverso anche una serie di grafici, ci mostra gli interventi in tema ecologico espressi dell’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede. Un testo insomma che dimostra come oggi, sia sempre più evidente un
impegno concreto a tutela dell’ambiente dove viviamo, da parte di tutti i cristiani, non solo per tutelare e migliorare la nostra stessa vita, ma anche, attraverso le meraviglie della Natura, per avvicinarci di più
a Dio Creatore. L’autore, Antonio Simula, è nato ad Alghero nel 1971; laureatosi in sociologia all’università di Trento, è attualmente educatore presso il collegio arcivescovile della stessa città. L’esperienza scout, condotta nell’Agesci, gli ha maturato la sensibilità e l’attenzione verso le tematiche ambientali, alla luce dell’esperienza religiosa. Antonio Simula “In pace con il Creato. Chiesa Cattolica ed ecologia” Edizioni Messaggero Padova 2001, € 15,50. Sant’Angelo in Vado 11.4.02 Giuseppe Dini
“Qualcuno vuol darcela a bere. Acqua minerale, uno scandalo sommerso” E’ il titolo di un libro da poco apparso nelle librerie. L’autore Giuseppe Altamore, giornalista, vicecaporedattore di “Famiglia
Cristiana”, si occupa prevalentemente di economia, di consumi, di sicurezza alimentare con diverse inchieste dedicate alle problematiche delle acque alimentari (Famiglia Cristiana n. 25 e n. 45 del 2000). In questo suo ultimo libro (ne ha scritti altri 3) racconta la storia recente delle acque
minerali, di come sono state legiferate, di come le pressioni delle multinazionali hanno influito sulla presentazione dei parametri d’analisi. Più volte nel suo libro viene citato un perito chimico, Pasquale Merlino, della provincia di
Potenza, che con la sua particolare insistenza ha, per così dire, “messo il dito nella piaga”. 19 sostanze differenti, potevano essere presenti nell’acqua minerale in misura superiore rispetto ai limiti previsti
per le acque potabili, quelle del rubinetto. Si era rivolto a varie autorità, compreso il Ministero della Sanità, ma senza alcun risultato. Quindi ha scritto alla Commissione europea che ha avviato una procedura di infrazione nei
confronti dell’Italia per aver fissato dei limiti per le acque minerali superiori a quelli stabiliti. Ecco che allora arrivano i primi interventi legislativi: un gruppo di deputati della Lega Nord il 9 maggio
presenta il 9 maggio 1996 la proposta di legge n.385, nell’agosto 2000 Lucio Marengo di Alleanza Nazionale con un gruppo di deputati di uno schieramento trasversale propone una modifica al D. L.Vo 105/1992 sulle
acque minerali, ma alle elezioni del 2001 non è stato ricandidato. Paolo Galletti dei Verdi nel corso del 200 aveva presentato due interrogazioni ed una risoluzione… Il tutto estesamente documentato e riportato nel libro di Altamore. Una lettura tecnica, a volte specialistica, ma che permette, anche
chi non sa districarsi nei numeri, di capire i sotterfugi ed i notevoli interessi che ci stanno dietro. Tanto attira la lettura di questa problematica, che
si riesce a leggerlo in pochissimo tempo. Il consumatore frastornato da una assillante campagna pubblicitaria sulle acque minerali (nel
libro sono riportati diversi ricorsi all’autorità garante del mercato), si dirige a utilizzare soprattutto queste, rispetto a quella del rubinetto. Gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale
d’Europa e sono al terzo posto nel mondo dopo Canada e Usa. L’acqua bene pubblico per eccellenza, patrimonio dello stato, anche quella del nostro pozzo
privato, viene data attraverso concessioni. Le sorgenti attive sono più di 700 su 3.000 censite, 160 le imprese titolari di concessioni. Solo che il costo è notevolmente più alto. Un litro di Perrier costa 3000
volte l’acqua potabile di Milano, la Panna 500 volte più di quella distribuita a Torino. Gli interessi, sul settore sono così tanti, da avere sul mercato, per legge, diversi tipi di
acque: la potabile, la potabile in bottiglia, quella di sorgente, la minerale. Sempre l’interesse ha introdotto, le acque cosiddette “purificate” e “microfiltrate”. “Tutto ciò in una logica commerciale e
di profitto. La mercificazione dell’acqua, facilitata dal boom delle acque minerali, rappresenta uno dei mali più gravi ed insidiosi”. Inoltre i costi di smaltimento delle bottiglie di plastica (Pet) ricadono direttamente sulle
regioni, le quali incassano dalle concessioni di captazione delle fonti meno di quello necessario per lo stoccaggio in discarica dei contenitori. Non manca il capitolo dedicato alle acque potabili, con la poco accattivante visita ad un
impianto di potabilizzazione, le giuste critiche al cloro (varechina) utilizzato per la disinfezione delle acque, ma che da origine con la combinazione delle sostanze presenti nell’acqua, a sottoprodotti rischiosi
per la salute. Nel libro è possibile trovare un commento sulle acque laziali, diverse delle quali contenenti arsenico, ferro, manganese, vanadio con valori oltre il limite ammesso dalla normativa europea, sui nitrati
con limite europeo di 50 milligrammi/litro (45 per le minerali per adulti, 10 per quelle destinate ai bambini). Per il
manganese, c’è nel testo, un riferimento ad alcuni comuni di Pesaro, dove si sono riscontrati livelli elevati di questo elemento. L’attuale normativa in vigore ne prevede un limite di 50 microgrammi/litro,
mentre nelle acque minerali, teoricamente il livello massimo consentito è di 2000 microgrammi/litro. Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 che regolerà le acque potabili entrerà in vigore nel
dicembre di quest’anno, modificando i parametri e le metodologie di analisi,
i limiti massimi, le sanzioni previste, che saranno solo di tipo amministrativo, togliendo così l’intervento penale previsto nella vecchia norma. I proventi del libro saranno destinati dall’autore per il “Progetto pozzi” delle suore
missionarie Saveriane che operano nell’area del Camerum e del Ciad.
Giuseppe Altamore “Qualcuno vuol darcela a bere. Acqua minerale, uno scandalo sommerso” Fratelli Frilli Editori Genova 2003 14 € Sant'Angelo in Vado 19.07.03 Giuseppe Dini
Storia
e destino di una risorsa in pericolo L’introduzione al libro è di Riccardo Petrella, segreteraio generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell’Acqua che sviluppa tre punti: a chi appartiene l’acqua, l’accesso all’acqua, la scarsità di acqua dolce. Il primo capitolo trattato dall’autore analizza “il dove, il che cosa ed il quanto del mondo dell’acqua”. Partendo da delle osservazioni della sua terra di origine, il Sud africa, parla del fiume Okavango che dopo 1400 Km confluisce in un lago senza sbocco sul mare, le cui acque paludose sono uno dei luoghi naturali “più grandiosi del pianeta”. Ma l’acqua non è in crisi solo nell’Africa: in Cina del sud ovest, in Inghilterra dove si assiste ad un notevole abbassamento della falda, nel Mar Morto che vede un sostanziale e progressivo abbassamento delle acque, nel Ciad dove il Nilo si ritira al ritmo di 100 metri all’anno, il lago Bajkal che diminuisce costantemente. Il fabbisogno umano viene definito come “accesso a quantità d’acqua sufficienti per bere e per garantire l’igiene”. C’è chi sta rimorchiando e utilizzando gli iceberg per produrre acqua da bere, un modo per attaccare la risorsa direttamente dalla sua origine nel mondo. 1,4 miliardi di Km cubi è stimata la quantità globale dell’acqua di cui il 97 % è inutilizzabile perché salata; il 3 % è dolce e di questa frazione noi possiamo utilizzare solo lo 0,26 %. Oggi si estrae dagli acquiferi una maggior quantità rispetto a quella apportata dal ciclo idrologico, con il conseguente sovrasfruttamento delle falde. Non manca nel testo una analisi storica, antica e moderna, dell’uso dell’acqua dove si evince che l’uomo ha scoperto deviato accumulato l’acqua, facendone incetta e abusandone. Oggi con le condizioni climatiche che stanno evidentemente cambiando, l’uomo non fa che accelerare, con lo sfruttamento dell’acqua, l’avanzare dei deserti, il degrado delle risorse naturali, contribuire alle repentine variazioni meteorologiche. L’acqua contaminata da inquinanti, è il dono dell’uomo all’idrosfera. Qualche esempio fra tutti il fiume Volga, Il Danubio, i Grandi Laghi del Nord America, il fiume Giallo in Cina. Un capitolo a parte è stato dedicato al lago d’Aral, dove le forti captazioni dai suoi emissari principali, per l’irrigazione dei campi di cotone, i pesticidi usati e dilavati, mettono in crisi questo mare di acqua dolce ed in continuo ed evidente restringimento. A peggiorare le cose una base segreta, dell’ex URSS, in un’isola, dove sono sotterrati gli avanzi destinati alla guerra chimica e biologica dell’esercito russo. Una serie di conseguenze impreviste, che penalizza fortemente le popolazioni che vi gravitano. Un interrogativo esplicato con dovizia di particolari, si può leggere, nel testo: “le dighe sono pulite, sicure, e creano riserve per gli anni di siccità: perché allora sono state messe al bando?”. L’autore non manca di esempi eclatanti e documentati, di molti sbarramenti, anche quelli costruiti nei paesi occidentali, messi a rischio dalle piene fluviali o dalla imperizia dell’uomo. Alle dighe si collegano i danni provocati dall’irrigazione sfrenata, dalla conseguente contrazione delle falde acquifere a causa degli eccessivi emungimenti e scarichi. Prosegue con l’analisi del sistema Tigri ed Eufrate, con i problemi tra le popolazioni che vi gravitano, le dighe realizzate. Non manca un attento esame tra l’uso e la distribuzione delle acque tra tre paesi importanti: Canada, Messico e Stati Uniti; qui vengono nominati i colossi societari del campo dell’acqua quali la Lyonnaise des Eaux, la Compagnie de Suez ed i grandi progetti ad esse collegate. Anche la Cina mostra i problemi legati all’acqua: dal 1985 il fiume Giallo puntualmente secca prima di arrivare al mare. La parte finale del libro è dedicata alle soluzione e programmi; “Se l’acqua scarseggia, le scelte sono le seguenti: conservazione, soluzioni tecnologiche o politica della violenza. Prospettive a volte taglienti, quelle dell’autore, ma sostenute con cura e con dovizia di dati. “La follia umana può scatenare guerre per l’acqua, ma la creatività umana le può ancora prevenire”.
Marq De Villers, sudafricano che vive in Canada. Già editore e direttore di “Toronto Life” ha pubblicato diversi libri sui suoi viaggi, esplorazioni e storia. “Acqua” ha avuto un grande successo negli Stati Uniti e Canada dove ha ricevuto il premio Governor General’s Literary Award. Marq De Ville “ACQUA Storia e destino di una risorsa in pericolo” Sperling & Kupfer Editori Milano 2003 Sant’Angelo in
Vado 20.10.04 Giuseppe Dini
ORO
BLU Nella Prima parte del libro si analizza il fenomeno della crisi dell’acqua, mettendo in evidenza situazioni di grandi nazioni quali gli Usa, il Messico, la Cina, il Medioriente “la sete del mondo diventerà uno dei problemi più pressanti del XXI secolo … In alcuni casi i prelievi di acqua sono così elevati, in rapporto alla loro disponibilità, che le acque superficiali stanno letteralmente ritirandosi e le riserve delle falde acquifere vengono svuotate più rapidamente di quanto serva a loro per rifornirsi tramite le precipitazioni” Il problema degli scarichi e del relativo inquinamento idrico peggiora la situazione della risorsa idrica: “ Una sola goccia di petrolio può intaccare la potabilità di 25 litri di acqua; un grammo di policloruro di bifenile, sostanza utilizzata per ottenere una infinità di prodotti, dai cosmetici ai pesticidi è sufficiente per fa diventare un miliardo di litri di acqua inidoneo alle forme di vita di acquadolce”. Scarichi intensivi, perdita dei acqua dai grandi laghi, deforestazione, riscaldamento globale, irrigazione eccessiva e agricoltura non sostenibile, dighe e bacini artificiali mettono a rischio questa importante risorsa. La crisi idrica mondiale minaccia l’umanità, non solo per i rischi dovuti all’inquinamento, ma anche per un accesso poco equo alla risorsa, dove i paesi occidentali la consumano eccessivamente a causa di uno stile di vita decisamente consumistico. I progetti delle grandi dighe come quello delle “Tre Gole” in Cina mette a rischio enormi masse di popolazione soggette ad un esproprio forzato ed in balia dei dirigenti locali, aggiungendo a questo, tutti quei conflitti che sono direttamente o indirettamente collegati all’acceso delle risorse idriche. Infine si assiste allo scontro nel controllo dell’acqua tra il settore pubblico e quello privato sempre più emergente. Su questo punto si apre la seconda parte dedicata alla politica dell’acqua e qui ci si chiede se sia un bisogno o un diritto. La globalizzazione considera l’acqua un prodotto vendibile e le corporazioni transnazionali si impegnano sempre più verso una mercificazione della natura sollecitando più spesso, speculazioni finanziarie nel settore: nascono così una nuova stirpe di imprenditori chiamati “cacciatori d’acqua”. Due grandi società multinazionali di origine europea, la Vivendi Universal e la Suez detengono oltre il 70% dell’odierno mercato dell’acqua in ben 130 nazioni, intervenendo non solo nella distribuzione idrica, ma anche nelle gestioni fognarie, depurazione, infrastrutture idriche, dissalazione acqua di mare. Nella gestione privata dei servizi idrici la catena di responsabilità diventa estremamente nebulosa, dimostrando l’insuccesso della privatizzazione. Le multinazionali dell’acqua sono così pronte a proporre grandi progetti come quello libico dell’attraversamento del Sahara con grosse condutture capaci di convogliare 700milioni di metri cubi annui, grandi canali, trasporto via oceano con meganavi cisterna, o con contenitori galleggianti. Le Istituzioni finanziarie e commerciali internazionali si sono trasformate in meri strumenti nelle mani dei grandi magnati dell’acqua. Occorre perciò delineare una via da percorrere, così come espresso nell’ultima parte del libro. Viene riportato come la gente del mondo si oppone attivamente all’usurpazione dei diritti sull’acqua, anche attraverso il sostegno al controllo pubblico, la lotta alla privatizzazione, attivandosi per migliorare la qualità dell’acqua, impegnandosi per il ripristino dei sistemi idrografici, concordando lotte internazionali. Obbiettivi e principi comuni possono salvare l’acqua del Pianeta: perciò occorre impegnarsi per la tutela dell’acqua, stessi diritti per tutti di questa risorsa. La conclusione con una serie di principi ed enunciati cui tutti la persone sono invitati a diffondere e far rispettare: un cammino lungo e faticoso della gente comune che potrà salvare e salverà le scorte d’acqua mondiali: “Noi crediamo che l’acqua appartenga alla terra e a tutte le specie e che nessuno abbia il diritto di appropriarsene per lucro. L’acqua è parte del patrimonio mondiale e deve essere conservata nella sfera pubblica per sempre e tutelata da efficaci leggi nazionali ed internazionali: in gioco c’è il concetto dei commons, l’idea di riconoscere tramite le nostre istituzioni pubbliche un mondo da condividere con le sue risorse, e da conservare per le future generazioni.” Maude Barlow è presidentessa del Council of Canadians e autrice di svariati saggi in Nord America. Fa parte del direttivo dell’Internationa Forum on Globalization e cofondatrice del Blu Placet Project, associazione mondiale per la protezione dell’acqua. Tony Clarke è il direttore del Polaris Institute of Canada. Fa parte del direttivo dell’International Forum on Globalization. Saggista e coautore con Maude Barlow di tre libri sui Multilateral Agreement on Investment, di cui contestano la legittimità animando in Canada un vasto movimento di protesta. Maude
Barlow Tony Clarke “Oro Blu. La battaglia contro il furto mondiale
dell’acqua” Arianna Editrice Casalecchio BO 2004, € 14,00 Sant’Angelo in Vado 27.10.04 Giuseppe Dini
Corso di sopravvivenza Tre colleghi amanti della fisica si trovano insieme per scrivere questo testo. Stefano Masci, fisico, ma anche poeta e umorista, Ennio Peres esperto in giochi matematici vincitore nel 1998 del premio “Gradara Ludens” l’anima collante del libro, Luigi Pulone astronomo dell’Osservatorio di Roma. Un testo dedicato “alla didattica divulgativa con un impostazione né troppo impegnativa né troppo superficiale” così indica Peres nella introduzione; non solo, ricco di consigli pratici per la vita quotidiana, per portare il lettore a stupirsi nei confronti dei fenomeni naturali. Il testo è diviso in sezioni , così come un vecchio libro di fisica delle superiori: meccanica, termodinamica, acustica, ottica, elettricità, elettromagnetismo, astrofisica, fisica nucleare. Il contenuto però per quanto legato alle nozioni fisiche contiene degli esempi di vita di ogni giorno che permettono di capire meglio il fenomeno; come un piccolo peso legato allo specchietto retrovisore dell’auto, capace di indicare le variazioni di velocità, accelerazioni appunto, così come il passeggero che si trova in piedi nel tram, o anche la fionda di Davide. Certo la cinematica non cambia, ma gli esempi calzanti proposti dagli autori, la rendono ben più accattivante degli ordinari testi scolastici. La torre di Pisa serve dare informazioni di statica, il concetto di baricentro, come il gioco di sollevare una seggiola piegati a squadra con la testa appoggiata al muro. Ho provato a rifarlo con i miei allievi e si sono divertiti moltissimo vedendo che era impossibile raddrizzarsi. Fa strano sentirsi spiegare la termodinamica con gli spaghetti alle vongole eccezionali al mare pessimi in montagna a causa della differenza di altitudine dove la pasta diventa scotta; c’è anche la soluzione pronta: una bella pentola a pressione. Suggerimenti concreti che aiutano ad esempio a raffreddare una anguria avvolgendola con un asciugamano tenuto sempre bagnato ed esposto al sole: ecco quindi realizzato un semplicissimo frigo solare. Sentire discutere di fenomeni adiabatici ci lascia un po’ perplessi, ma quando si legge che un ben noto recipiente adiabatico è il thermos ci intuisce meglio tutta l’argomentazione, così come il concetto di entropia che è spiegato con una bottiglietta di profumo. Anche l’acustica è trattata in maniera particolare e oltre altri interessanti esempi, vi è raccontato la maniera non solo di sentire il suono, ma anche come… vederlo. Macchine fotografiche, prismi, lenti, lampade per sottomarini, immagini distorte e nascoste e …la descrizione di un bellissimo tramonto rosso, sono gli ingredienti della parte dedicata all’ottica. Tutti noi abbiamo avuto la sgradevole sensazione di prendere la scossa scendendo dall’auto. I nostri autori utilizzano questo diffuso fenomeno per parlare di elettricità; il flash elettronico usato in fotografia è lo strumento che serve per descrivere i fulmini ed il fatto che il sottotitolo sia “Corso di sopravvivenza” ha la sua giustificazione proprio su questa parte del testo. Da qui alla produzione di elettricità, ai due tipi di corrente prodotta dall’uomo (continua quella delle batterie, alternata quella di casa nostra), agli effetti da essa prodotti, alla resistenza di un conduttore, alla potenza e energia, è tutto un fluido percorso costellato formule, abbinate a semplici esempi che permettono una “facile digestione” degli argomenti trattati, il tutto con un fare ironico e accattivante. Non
mancano argomenti attualissimi come il laser, l’elettrosmog, la fisica
nucleare, tutto condito da una profonda conoscenza degli argomenti, messa a
disposizione del lettore anche non è addentro alla materia, con innumerevoli
esempi semplici presi da ciò che normalmente ci circonda e presentati con un
modo piacevole, raccontato, dove lo scopo ben riuscito, è quello di
continuare a leggere fino alla fine del libro. “FISICA. Corso di sopravvivenza” di S. Masci, E. Peres, L. Pulone ed. Ponte delle Grazie 2004 Milano 11,20 € Sant'Angelo in Vado 30.05.05 G.Dini
Viaggio tra gli “elementi” del nostro universo Gianni Fochi è docente di Chimica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.Ha ricevuto nel 1992 il premio della Federchimica per i giornalisti e nel 1999 il Pirelli International Award per l’informazione scientifica. E’ un forte sostenitore della sua materia, così come ha espresso in una serie di suoi interventi in “Avvenire” del 22 febbraio 2005. Francamente quando mi sono avvicinato al libro l’ho fatto con una certa riluttanza dal momento che alle superiori è stata la disciplina che più delle altre mi ha fatto faticare. Fin dalle prime battute l’autore cerca di mettere a proprio agio il lettore, in una sorta di racconto farcito di informazioni scientifiche. Si, perché proprio in una fascetta rossa asportabile che racchiude il testo è riportato: “Contro l’analfabetismo matematico e scientifico in Italia”. Lo scopo quindi che si prefigge l’autore è quello di abbattere molti pregiudizi sulla chimica inquinatrice, “che ne fanno una sorta di cenerentola nel campo della divulgazione scientifica”, ovvero pochi ne parlano. Dall’ossigeno chiamato nell’antichità “flogisto”, alle stampanti a sublimazione, dalla struttura dell’atomo, alla tavola periodica degli elementi, conditi di storia della ricerca e di particolari interessanti, sono presentati nella prima parte del libro. L’autore passa all’analisi dei primi passi della chimica, presentando Wolfgang Goethe, la chimica in versi di Alberto Cavaliere, alcune formule non proprio misteriose, i gas nobili. Nel domandarsi “Perché”, parla di un “universo conservatore” e di un “universo scialacquatore” dove valutare la fine che fa il calore, una forma dell’energia. Ma la natura dal punto di vista chimico è conveniente? Nel leggere Fochi, occorre fare molta attenzione: ci si ritrova con patate alla solanina un alcaloide tossico, sedano agli psoraleni, sostanze naturalmente contenute che attivandosi con la luce provocano una eruzione cutanea grave, banane con vasocostrittori, formaggi alle ammine, fagioli con sostanze antagoniste della vitamina E, basilico con estragolo, il tutto senza alcun intervento da parte della chimica dell’uomo. Questo non significa però “chiudere gli occhi sugli inconvenienti che l’uomo, nel servirsi della chimica ha provocato e provoca a se stesso e all’ambiente.” La natura è di per sé un grande laboratorio chimico: stalattiti e stalagmiti sono il frutto della scomposizione e ricomposizione del carbonati di calcio roccioso, l’ozono ci protegge dai raggi UV, i ferormoni sessuali emessi dagli insetti. Parlando di odori più o meno repellenti (e l’autore ne prende in esame veramente tanti e tra i più diversi) parla anche dei recentissimi apparecchi elettronici chiamati “nasi artificiali” capaci di distinguere molecole diverse ed estremamente diluite. La pioggia acida conseguenza delle emissioni gassose inquinanti, l’uso di sistemi catalitici di cui la marmitta della nostra auto è un esempio, le mucillaggini dell’Adriatico, conseguenza di un uso sfrenato di detersivi contenenti polifosfati (ma quelli senza, sono davvero ecologici?), sono esempi per riflettere ulteriormente sul ruolo della chimica nella qualità della nostra vita e dell’ambiente. La chimica, sostiene l’autore, è necessaria, ma in alcuni casi si può fare veramente a meno e nel testo porta l’esempio, ovviamente con una ricca analisi, dei dolcificanti sintetici. Né può mancare una accurata riflessione sulla chimica in cucina: il lievito chimico utilizzato per le torte, l’uovo sodo con il tuorlo verde a causa dello zolfo, la bistecca che libera acroleina che stuzzica il nostro appetito, la mela tagliata che si ossida scurendo la superficie, l’acido citrico del limone che ne impedisce questa reazione. Ovviamente aggiunge anche consigli quali quello di usare l’aceto al posto del brillantante nella lavastoviglie, posate d’argento imbrunite, lucidate senza strofinio con il bicarbonato. Non manca un riferimento storico a i personaggi che hanno dato lustro alla chimica: Paracelso, Ludwing Mond, Carl Langer, Raffaele Nasini (fondatore della chimica italiana), Franz Fischer e Hans Tropsch (realizzatori della benzina sintetica dal carbone), Walter Reppe (scopritore del composto base del Plexiglas). Un capitolo del libro è dedicato alla chimica dei colori prima estratti dalle piante, poi ricavati sempre più in maniera sintetica e di come l’inglese William Perkin riuscì proprio grazie ai colori, a lanciare la chimica britannica. Il libro merita di essere letto non solo per le interessanti informazioni scientifiche contenute , che solo chi è veramente padrone della disciplina, sa trasformare in maniera semplice e accattivante, con esempi ricavati da ciò che ogni giorno ci circonda, ma anche per capire meglio questa interessante materia scientifica, capace di intervenire sia positivamente che negativamente sulla nostra stessa vita e sull’ambiente dove viviamo. “Il
segreto della chimica” di Gianni Fochi ed. Longanesi &C. 2000 Milano
15,49 € Sant’Angelo in Vado 1.06.05 Giuseppe Dini
Biotecnologie animali e vegetali TRADIMENTO DEL DISEGNO DI DIO Questo testo di don Marco Belleri, è nato come lettera alla Congregazione della Dottrina della Fede e della Morale, poi successivamente pubblicato dalla LEF. Presenta le problematiche degli OGM, viste soprattutto da un uomo di Chiesa e come in questa grande comunità di credenti si stia analizzando questo attuale argomento. Due le parti essenziali che incontra il lettore la prima parte esclusivamente scientifica, ma di facile interpretazione, analizza in dettaglio la problematica; la seconda squisitamente morale prende in esame le posizioni attuali della chiesa gerarchica e della chiesa attiva. Contro la fame nel mondo. Nella analisi prettamente documentale don Marco sottolinea come la ricerca sia esclusivamente dipendente dal potere economico e perciò poco obiettiva: tant’è le garanzie offerte dagli scienziati sugli ogm, non sono accettate dalle assicurazioni che rifiutano di fare contratti che li sollevino dai rilasci ambientali operati dalle piante transgeniche. Questi interventi, dove manca una dichiarata morale comunitaria, sono espressione del solo sfruttamento economico e paragonati agli interventi di selezione genetica da sempre operati dall’uomo: niente di più falso correlare la selezione delle piante avvenuta nel tempo con le biotecnologie molecolari che intervenendo direttamente sul DNA possono dare incroci con organismi che naturalmente non sarebbero mai avvenuti: si pensi ai pomodori che non marciscono abbinati ai geni di un pesce dei mari nordici. Una tesi sostenuta anche da molti uomini di chiesa, è che queste piante possono essere utilizzate per combattere la fame nel mondo dicendo che non ci sono alternative. Niente di più falso se pensiamo che nel mondo oggi abbiamo circa il 40% di derrate alimentari in più, stoccate in varie parti del globo e spesso utilizzate anche come merce di scambio. Le monocolture hanno ucciso le diversità obbligando interi popoli a servirsi delle multinazionali dei semi, prima ibridi ora transgenici. Nel 1984 l’allora presidente della Commissione episcopale africana, vescovo del Marocco tuonava: “Lasciateci in pace che l’Africa si sfama da sola”. La rivoluzione agricola, pubblicizzata per sfamare il mondo, ha provocato con la sua industrializzazione, la distruzione della terra e delle colture, senza aver per nulla migliorato il problema della fame creato dagli antenati degli ogm. Le coltivazioni industrializzate producono di più, ma non sono più produttive dei semi “locali”; il loro rendimento è condizionato da una grande quantità di immissioni esterne: fertilizzanti, diserbanti, pesticidi, combustibili, irrigazione intensiva. Sul piano ambientale ciò ha provocato danni ecologici notevoli che tuttora non vengono mai calcolati: erosione, sterilità, salinizzazione, inquinamento dei terreni. Molto spesso le popolazioni locali sono costrette ad acquistare dalle multinazionali dei semi, tutto il pacchetto, cioè oltre alle sementi, anche tutte quelle sostanze chimiche necessarie per avere una decente produzione. Qui si vede che chi ha i semi gestisce un potere quasi assoluto. Gli ogm di oggi, sono venduti assieme a delle sostanze dalle stesse multinazionali, per far germogliare la nuova pianta trattata con sequenze di DNA adatte allo scopo. Tutto questo in mano a solo 5 multinazionali che stanno ormai per avere un monopolio mondiale. Le conseguenze saranno l’accanimento contro i contadini che continuano ad utilizzare i semi “locali” e una distruzione ambientale che sfugge ad ogni possibilità di calcolo, dal momento che ora si sta intaccando la biosfera attraverso la diffusione di piante transgeniche che potranno, a loro volta, incrociarsi con quelle naturali in maniera incontrollata. Le biotecnologie si propongono come risolutrici dei problemi, ma i loro risultati non sono quelli attesi: un esempio è il riso alla vitamina A, che ne produce solo 30 microgrammi su 100 grammi di semente: per avere la dose giornaliera del principio nutritivo si dovrebbe mangiarne diversi chilogrammi, quando già la razione quotidiana di frutta e verdura da enormemente di più di quella necessaria. Un altro esempio sono alcune piante ingegnerizzate a resistere all’erbicida glisolfate; ciò permetterebbe di ridurre l’uso dei diserbanti. Ma questo prodotto persiste così a lungo nel terreno da inibirci qualsiasi coltivazione successiva, a meno di non riseminare ogm. La beffa più evidente è stato il cotone BT che sia in India che in Usa è stato devastato dagli stessi insetti cui doveva resistere. I sostenitori degli ogm minimizzano la possibilità dell’impollinazione incrociata delle colture, così come non danno risposte sulle possibili conseguenze nei virus e batteri. Con il brevetto delle piante ogm si tocca uno degli aspetti più perversi della questione; don Marco ne cita tre: 1) Gli esseri viventi ridotti a macchine da demolire e ricostruire, invece di essere sostenuti come ecosistema comune. 2) Diventa un furto conservare i semi perché si possono incrociare con quelli ogm, che sono proprietà delle multinazionali in quanto brevettati. 3)
I semi sono beni comuni, rubati legalmente dalle multinazionali a tutti
i popoli che li coltivano e che sono nella impossibilità economica di poterli registrare. Gli insegnamenti della natura e del Vangelo Nel citare il paragrafo 37 della Centesimus annus, don Marco mette in evidenza come l’uomo intervenendo nelle parti più intime delle creazione, si sostituisce a Dio. Sostiene che seppure la Chiesa abbia proclamato tanto in tema di salvaguardia del Creato, non sappia proporre un percorso pratico visibile, anche nelle scelte della Chiesa stessa. Il nostro Papa afferma che la natura stessa abbia da insegnarci diversi aspetti per avvicinarci maggiormente a Dio Creatore, ma cosa significhi concretamente questo insegnamento e difficile capirlo. C’è il timore di vedere scendere l’uomo alla pari degli altri esseri viventi, la paura di scivolare verso una teoria panteistica. “Ogni creatura è prima di tutto un accompagnamento al nostro cammino terreno, una manifestazione della sapienza del Creatore, una sua indicazione per la nostra vita. Ma noi, come civiltà occidentale, non siamo in grado di ascoltarne la voce”. “L’uomo tecnologico industriale ha percorso la seconda via (quella dell’ignorare la natura e di semplificarla il più possibile per avere tutto sotto controllo), anche col plauso della Chiesa che ha visto in questa la manifestazione di qualità “divine”. Ma forse tali qualità si manifestano in altri modi, se Gesù ha mostrato in massimo grado la grandezza del Padre facendosi servo, essendo povero, parlando con semplicità”. Citando mons. Sgreggia, “Per di più non viene brevettato il materiale vivente così come è in natura, bensì una invenzione umana avente per oggetto un prodotto composto da materiale ereditario” l’autore si scandalizza giustamente, per una natura trattata come puro materiale genetico di supporto per le invenzioni dell’uomo. E’ necessario perciò un ripensamento morale nel mondo artificiale, che si è realizzato e inventato, anche con la benedizione della Chiesa stessa. La riproduzione della vita è sacra, non è un meccanismo ed ha una infinità di legami: la manipolazione genetica è già di per sè un peccato. “La violenza dell’uomo tecnologico-industriale nei confronti della natura è già enorme; con l’ingegneria genetica c’è il trasferimento della violenza, della sofferenza, dagli uomini, dagli animali, dalle piante alle loro cellule germinali, che non si sentono urlare, ma le cui conseguenze fanno pensare che si tratti di un ordine di violenza mai raggiunto nella storia dell’umanità. La Chiesa dovrebbe essere maestra nel vedere e sentire oltre quello che si vede e si sente, invece rischia di essere più pragmatista e materialista di tanti non cristiani. Solo in una visione diversa è possibile percepire il legame tra questa sofferenza e quella dell’uomo sempre più lontano dalla natura.” Don
Marco Belleri ingegnere meccanico, diventa sacerdote nel 1997 a 39 anni. Parroco
sulle pendici del monte Amiata nei paesi di Seggiano, Pescina e Vivo d’Orcia
(Si);
coordina un negozio del
Mercato equo-solidale ed è direttore responsabile del bollettino locale
“Contromano”, che si prefigge di fornire informazioni non filtrate dagli
interessi dei mass media imperanti. Don Marco
Belleri “Biotecnologie animali e vegetali. Tradimento del disegno di
Dio”ed. LEF Firenze 2004 €
7,00 Sant’Angelo
in Vado 26.03.05 Giuseppe Dini E’ il titolo di un libro uscito nel 2004. L’autore Giuseppe Altamore, lauraeato in sociologia giornalista, vive e lavora a Milano. E’ vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, si occupa prevalentemente di economia, di sicurezza alimentare; è uno dei maggiori esperti delle questioni legate a tutto il settore acque. Lo si può conoscere anche attraverso il suo sito www.giuseppealtamore.it con l’appellativo azzeccato di “idroinquisitore”. “La mia speranza è che questo libro diventi per voi un manuale per conoscere davvero l’acqua che bevete”. Così l’autore conclude l’introduzione del suo libro. Certo è che leggendolo si apprendono proprio i vari meccanismi, le normative, le speculazioni connesse al settore idrico, dove il cittadino comune ben poco si addentra se non per acquistare l’acqua che beve o preoccuparsi se non arriva più al rubinetto. L’autore analizza chi minaccia le nostre risorse idriche, quanto ci si può fidare dell’acqua del rubinetto, cosa fanno le multinazionali per venderci l’acqua minerale. Gli spechi del settore idrico italiano sono diversi: intanto i consumi che si aggirano intorno ai 220 litri di acqua al giorno, per non parlare dell’agricoltura scialacquona che arriva a consumare circa il 50 % della risorsa idrica, le perdite delle condotte, furti e prelievi abusivi dalla rete; c’è anche il caso tutto atipico della Città del Vaticano, che consuma acqua per 60.000 abitanti il cui debito all’ACEA ammontava ad oltre 25 milioni di euro, estinti attraverso la finanziaria del 2003 attraverso la quale lo stato si è accollato la somma per versarla alla municipalizzata romana. La pianura Padana nonostante abbondi di acque è sempre più assetata a causa dei continui prelievi, le Alpi sono aggredite da grandi derivazioni e da numerose dighe che sconvolgono pesantemente il percorso naturale dei fiumi, senza trascurare il peso della mafia sulle grandi opere idrauliche del sud. Le stesse acque potabili, oggi regolate dal D. L.vo n.31 del 2001, sono messe a rischio dai trattamenti, anche quello più comune della disinfezione con il cloro. Certo è che nell’acqua arrivano i veleni utilizzati in agricoltura, come la temibile atrazina, ma anche composti clorurati delle industrie come quelli trovati nei pozzi del milanese; ancora è l’agricoltura ad essere imputata a causa delle enormi quantità di rilasci ambientali causati dagli allevamenti intensivi. A volte a peggiorare le cose ci si mette anche la natura che offre, in alcune zone acqua ricca di arsenico ed anche radioattiva. Nel caso di eventuali difformità non facilmente risolvibili ecco innescarsi i meccanismi di deroga dai parametri e previsti dalle stesse normative; proprio l’eccessivo uso delle deroghe dimostra anche che l’Italia” non riesce ad arrestare il degrado qualitativo dei corpi idrici”. In mezzo a tutto questo come può districarsi il cittadino utente dei servizi idrici? Controllare le analisi delle acque servite dal proprio gestore, visionare la “Carta dei servizi idrici”, usare con attenzione i depuratori domestici . E le minerali? Qui l’autore non fa che riassumere quanto profondamente analizzato in un altro suo libro “Qualcuno vuol darcela a bere” che esamina minuziosamente questo tema. Come italiani, deteniamo il record di maggiori consumatori di minerale al mondo ed il mercato di questo prodotto è in continua ascesa; il peso dei produttori di acqua potabile è sempre più forte, da sospendere la trasmissione RAI condotta da Oliviero Bea sul tema acque; l’esiguità del costo delle concessioni dell’acqua, rispetto ai costi di semplice segreteria, l’acqua potabile in bottiglia, l’acqua di sorgente nei boccioni all’americana, le assurdità di una pubblicità prorompente e sfacciata, sono temi sviluppati dall’autore. Ma l’acqua appartiene a tutti e un piccolo comune toscano Granaglione si erto a difesa delle sue ricchezze idriche, diventando l’avamposto di oltre 300 comuni che si rifiutano di privatizzare il proprio “oro blu”. Per concludere l’autore da dei consigli per poter sfuggire ai predoni, cioè a tutti coloro che vogliono speculare sul diritto dell’acqua: il vero obiettivo di questo libro.
Per
il futuro della nostra terra Prendersi cura della creazione. L’ Ufficio per i problemi sociali e il lavoro ed il Servizio nazionale per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana hanno sostenuto la realizzazione di questo sussidio utile alla riflessione sulla tutela del creato, curato da Simone Morandini della Fondazione Lanza, uno tra i primi centri culturali cattolici ad operare nel campo dell’etica e delle politiche ambientali. Il testo raccoglie una serie di riflessioni elaborate nell’ambito del progetto Fondazione Lanza “Etica e Politiche ambientali”. E’ da alcuni anni che la Chiesa italiana, stimolata soprattutto dal magistero di Giovanni Paolo 2°, ha iniziato ad affrontare ed approfondire le problematiche legate alla tutela ambientale. Ecco la produzione di testi quali “Ecologia ed Etica” ed Tellus, “Responsabilità per il creato” ed. Elledici, notiziari n 4/2001 e 1/2004 dei Quaderni della Segreteria Generale della CEI, nonché la realizzazione di seminari e convegni dove si è approfondito la polidimensione della questione ambiente. Tre le aree che meritano particolare attenzione da parte delle comunità ecclesiali: il mutamento climatico a tutti evidente, il rinnovamento degli stili di vita che concretamente si legano alla questione ecologica, la celebrazione del creato per abituarci alla sguardo di Dio sulla creazione e all’ascolto dei suoi gemiti. Spetta a Karl Golser, teologo di Bressanone, da tempo impegnato in queste tematiche, aprire e chiudere la raccolta di relazioni. Facendo attenzione alle teorie panteiste, mette in evidenza come oggi è necessario rivalutare la Teologia della Creazione. “L’annuncio del Regno di Dio è in primo luogo l’annuncio della potenza dell’operare divino. Citando i concetti del processo conciliare su “Giustizia, pace e salvaguardia del creato” mette in evidenza come la giustizia e la pace siano attributi divini e la conservazione della creazione è propriamente azione di Dio. Sottolinea anche dei lineamenti di un’etica ecologica così riassumibili: 1) Giustizia, come impegno al rispetto dei rapporti tra gli uomini e ogni altra creatura; 2) Prudenza, come cura del sapere in tema di ecologia; 3) Moderazione, per accettare l’uomo ed il mondo nei suoi limiti pensando alle generazioni future; 4) Fortezza, per non rinunciare al proposito di tutelare l’ambiente. Per questo il tempo è maturo per una revisione dello stato sociale alla luce dell’etica ecologica. Giampaolo Crepaldi segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace nel presentare il Magistero della Chiesa e l’ecologia afferma che l’uomo non ha un diritto assoluto sulla natura, bensì “un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che è, come noto, uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa”. Philip Smith gesuita, affronta le tematiche morali legate alla produzione e destinazione dei rifiuti: “I rifiuti rappresentano oggi, in effetti, uno dei nodi più urgenti dell’ecologia nella nostra società industriale…La rimozione dei rifiuti richiede in primo luogo riconciliazione con la gente”. Continua segnalando come nella Chiesa ci sia una scarsa riflessione sulla natura e sul creato e conclude sottolineando la necessità di un grande sforzo per sviluppare la dottrina sociale della chiesa in termini di ambiente. Tecle Vetrali ofm, presenta la spiritualità del creato, utilizzando il “Cantore della Creazione”, S. Francesco. Per analizzare le “Aree Critiche”, Antonio Navarra dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, offre uno studio sul mutamento climatico, di cui l’aumento di anidride carbonica è un parametro significativo e i cui risultati evidenti possono essere attesi entro alcune decine di anni. Ignazio Musu docente di Economia Ambientale all’università di Venezia analizza gli aspetti climatici e l’economia e quanto possa essere costoso, quindi quantizzabile, le eventuali o pensabili riparazioni. Particolarmente interessante questa parte, per gli aspetti presentati ed in genere poco discussi. Domenico Secondulfo analizza la famiglia nella società dei consumi, di come sono cambiati i modi di vita, lo stesso “divertimento”, la pubblicità che fa leva non tanto sull’oggetto, ma sulle emozioni, sui sentimenti. Sostiene che, non è vero che siamo liberi di consumare quello che vogliamo: gli stessi ipermercati sono sotto controllo, ci sono percorsi attentamente studiati e proposti. La difesa da tutto questo è soprattutto nell’orientarsi all’ecologia della persona, di equilibrio della persona e di ecologia dei desideri: quindi un problema etico. Simone Morandini, curatore del testo nel presentare gli stili di vita responsabili, sostiene: 1)che i beni della terra sono in primo luogo realtà colme di benedizione; 2) essi sono per la vita e per la vita buona; 3) i beni vengono dalla madre terra, sola sede della vita che ci è data conoscere. Si sofferma successivamente sulle parole per uno stile di vita diverso: la cura per l’altro, essenzialità per apprezzare le cose semplici, eco-efficienza come condizione necessaria per la sostenibilità, lavoro sostenibile, con ripensamento dei tempi di lavoro e di ri-creazione. Per “Celebrare il creato” Trainan Valdman della Comunità Ortodossa Rumena presenta come nella chiesa orientale, siano dedicate le celebrazioni e le preghiere per l’ambiente. Karl Golser conclude la pubblicazione sottolineando come questa sensibilità per l’ambiente si sia acquista attraverso azioni ecumeniche diverse e di come la Chiesa Cattolica Europea si è fatta stimolo ed esempio in queste problematiche, suggerendo forme liturgiche, riscoprendo il calendario liturgico del passato e le particolari liturgie “del tempo”; suggerisce utilizzare le giornate già previste per le commemorazioni ambientali e della creazione, per crescere nella consapevolezza “delle responsabilità che abbiamo verso il creato”. Un suggerimento particolare viene dato, affinché sia individuato in ciascuna diocesi un incaricato alla tutela dell’ambiente. Un sussidio che merita una attenta lettura da parte di tutti i credenti, laici e clerici. “Etica
e politiche Ambientali. Per il futuro della nostra terra” Gregoriana Ed.
2005 Padova richiedibile
direttamente alla Fondazione Lanza 13 €
www.fondazionelanza.it Sant’Angelo in Vado 12.01.06 Giuseppe DiniDall’oro nero all’oro blu Sull’acqua si stanno decidendo le sorti del futuro del mondo: una risorsa non rinnovabile, sempre più desiderata, soprattutto per chi non l’ha, e per quelle multinazionale che hanno fondato o stanno fondando il loro impero economico proprio su questa semplice molecola. L’autore Giuseppe Altamore, è già al suo terzo libro, proprio sullo stesso tema. Esperto del settore ha qui riportato le sue ricerche e dati, soprattutto in merito ai grandi gruppi che ruotano in questo settore. Dodici soli in Italia, colossi finanziari le cui finanze sono quotate in borsa; tutto questo mentre siamo nell’emergenza idrica che fa soffrire la terra e l’unica risposta non è certamente quella di far gestire i nostri acquedotti alle compagnie private. Si soffre la sete non solo dove manca questo semplice composto, ma anche dove la presenza di bacini fluviali estesi, quale quello del Congo, le cui risorse stanno per essere gestite dai privati. C’è il rischio sempre più evidente di nuove guerre, dove le crisi sono appunto dovute all’acqua: il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, il Giordano, in tutto 263 bacini che attraversano stati diversi dalle diverse esigenze e diversi utilizzi delle rispettive acque. A livello internazionale si è passati dall’acqua come diritto, all’acqua come bisogno ed in quanto tale, da pagare nei suoi vari trattamenti e utilizzazioni. Moltissime associazioni e organizzazioni, hanno proprio messo in discussione il fatto che l’acqua possa essere considerata una merce. L’accesso all’acqua rimane un problema sociale, che le multinazionali non potranno risolvere, dato che devono far quadrare i loro bilanci. Ecco quindi le prime rivolte, come quella in Bolivia nella primavera del 2000, per l’acqua privatizzata e per il divieto di scavare pozzi in un sottosuolo ricco di risorse idriche, in Brasile, Buones Aires, fino all’Africa e all’Asia. In Italia, dove il consumo medio pro capite è superiore ai 200 litri giornalieri, le condotte sono oggetto di sprechi che arrivano fino al 40 %. Le privatizzazioni avanzano in diversi comuni e grandi città; le ex municipalizzate più importanti si sono trasformate in S. p. A. e sono quotate tutte in borsa; per la finanza la caccia al profitto sull’acqua è di fatto aperta. I francesi conquistano la Toscana con la società Suez, a Firenze e Arezzo; sul depuratore di Milano ecco scandali e corruzione per aver favorito un’altra società francese, Veolia Water; la stessa società avanza in Veneto, Liguria, Piemonte, Lazio; per poi parlare delle dighe vuote in Sicilia.Mentre sta accadendo tutto questo , ecco che le conseguenze, sono gli aumenti delle tariffe e la lotta allo spreco diventa secondaria rispetto alla logica del profitto. Eppure c’è chi tenta di resistere a questa privatizzazione. Un piccolo comune dell’Appennino emiliano, Granaglione, diventa l’avamposto per la ribellione di altre 300 cittadine contrarie a dare in mano la loro acqua ai privati, sostenendo che è un bene che appartiene a tutti e la partecipazione diretta dei cittadini alla sua gestione. Anche l’Europa non è esente da scandali nel settore acque. Non manca nel libro una analisi sulle varie nazioni europee impegnate a risolvere i loro problemi con le società dell’acqua. Per completare, l’autore aggiunge una analisi sulle acque minerali (a tale proposito si legga dello stesso autore “Qualcuno vuol darcela a bere” Fratelli Frilli Editori), un percorso che inizia da una zona di confine delle Marche, Arcuata del Tronto, dove gli abitanti si stanno impegnando contro il vecchio Consorzio Idrico intercomunale gestore dell’acquedotto e trasformatosi in S. p. A. il quale vorrebbe imbottigliare quell’acqua. Questa volta sono enti pubblici a scontrarsi fra loro e contro i cittadini, che vedono in questa operazione una speculazione fatta sulla loro acqua e dove l’amministrazione pubblica ben poco ci guadagna. E così via a segnalare altri casi di minerali che aggrediscono questo bene comune, pagandolo poco più di un paio di scarpe e facendolo pagare anche trecento volte tanto. In Lombardia ci si è accorti che le quote pagate per le concessioni delle acque minerali non bastano neanche per pagare i controlli previsti, né tantomeno lo stoccaggio dell’enorme quantità di bottiglie di plastica destinate alla discarica. Una lobby molto protetta capace di far fare leggi su misura, che però mettono in rilievo come le acque minerali abbiano parametri differenti, a più permissivi, da quelle potabili. Ecco che allora un chimico della Basilicata, Pasquale Merlino mette in evidenza con le sue denunce proprio queste differenze e si devono a lui proprio una serie di iniziative di aggiustamento prodotti dal governo, a seguito dell’intervento di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea. Mineracqua, la Confindustria delle aziende del settore, reagisce con pressioni nei confronti delle trasmissioni che si occupano di questo scandalo, fino a quando il governo nel 2003 introduce una soglia di tolleranze per le sostanze nocive salvando così molte aziende dell’acqua minerale. Ed è il “made in Italy” che detiene la posizione leader del mercato mondiale dell’acqua in bottiglia con 177 imprese e 287 marchi. Mentre continuano le lotte contro “i predoni dell’acqua” è interessante notare che di acqua alimentare ne esistono di diversi tipi: acqua potabile del rubinetto, acqua minerale naturale, acqua di sorgente, acqua potabile in bottiglia (da tavola) e acqua trattata (quella data in caraffe da numerosi ristoranti) o quella venduta per i neonatii a caro prezzo nelle farmacie. Ecco quindi che questo prezioso composto viaggia anche in bottiglioni da 18,9 litri (5 galloni) come acqua di sorgente, dove la pioniera del settore è la marchigiana Drink Cup (sorgente Metaura S.Anna Furlo PU) acquistata dal gruppo Danone. Non si può quindi, che affermare che l’acqua è una risorsa essenziale alla vita, è un bene pubblico e non può essere ceduto ai privati. Sant’Angelo in Vado 18 dicembre 2006 Giuseppe
Dini Giuseppe Altamore “Acqua S. p. A.. Dall’oro nero all’oro Blu.” Ed. Oscar Mondatori Milano settembre 2006 8,4 € “L’acqua nella storia. dai Sumeri alla battaglia per l’oro blu” Giuseppe Altamore, l’idroinquisitore, sabato 24 maggio
2008, in un incontro presso l'eremo di Montegiove di Fano, ha presentato
questo suo nuovo libro. Il giornalista vicecaporedattore di Famiglia
Cristiana; si occupa prevalentemente di economia, consumi, sicurezza
alimentare ed è autore di numerosi libri in tema di acqua. L’acqua come generatrice di vita, l’acqua, come
cultura, l’acqua come rigoglio delle civiltà umane. Ha iniziato dalla
storia, dall'antica diga di Marab, allo Yemen dove intrecci di gallerie
sotterranee, servono alla raccolta della condensa notturna: l'acqua poi veniva
distribuita tramite un ripartitore il cui simbolo geroglifico ha il
significato di vita. Poi dal medio Evo poco utilizzatore dell'acqua, è
passato ad analizzare la rivoluzione industriale che via via ha portato a
consumi sempre più elevati fino ad arrivare ai giorni nostri. Un viaggio attraverso la storia, per apprendere
conoscenze antiche che potrebbero essere ancora utili a risolvere i problemi
dell’umanità di oggi. E’ anche una storia di profitti, di
speculazioni di cui l’oggetto ambito è il più scontato, ma il più
necessario: l’acqua appunto. Ecco che nel 1992 a Dublino si passa dal concetto di
diritto all'acqua, quindi fondamentale, al concetto di bisogno ed in quanto
tale da pagare. In Italia si passa dalla legge Galli che istituisce gli ATO e
nella finanziaria del 2002 si impone la trasformazione dei consorzi e
municipalizzate in “spa”. Ecco quindi l'ingresso dei privati nella gestione
pubblica del ciclo integrato delle acque. Non tutti sono d'accordo ed un
comune Granaglione è il primo in
Italia a fare resistenza a questa privatizzazione raccogliendo altri 300
comuni dissidenti. Ci si domanda cosa fare
oggi? E' necessario prendere coscienza del problema, perchè l'acqua è
troppo importante per noi e non si può tradurre tutto in denaro o
speculazione. Nel mondo la mancanza o cattiva gestione dell'acqua
provocano 30.000 morti al giorno; in Italia il 40 % della popolazione non ha un buon accesso alla risorsa. Siamo
i primi consumatori al mondo di acque minerali e vale la pena pensare invece
ad utilizzare l'acqua del rubinetto, che ha le stesse caratteristiche ed è più
controllata. Le acque minerali pagano pochissimo le concessioni di prelievo
idrico, mentre notevoli sono le spese per i trasporti e per lo smaltimento
delle stesse bottiglie di plastica. Per le acque pubbliche occorre chiedere le analisi delle
acque, perchè molti comuni, di fatto delegano tutto al gestore “s.p.a”.
E' il primo passo per una delegittimazione, anche in fatto di informazione. La
stessa clorazione provoca la formazione di ben 800 sottoprodotti, di cui la
maggior parte non sono neanche testati. Lo stesso risparmio che si può
ottenere in casa con l'inserimento degli appositi aeratori, consente di
evitare il 10% dei consumi di acqua, che equivalgono a circa 45 tonnellate di
petrolio annuali non utilizzati. Comunque ben poca cosa, rispetto ai consumi
che ha l'agricoltura la quale si “beve” il 70 % della risorsa. Gli stessi
risparmi domestici attuabili, possono essere la motivazione per aumenti
successivi dato che lo scopo delle “spa” è il guadagno, conseguente anche
alla loro quotazione in borsa. Dobbiamo riprenderci i nostri spazi di intervento che non
mancano, per controllare da cittadini questo bene che viene sempre più
mercificato. Una risorsa contesa l’acqua, soggetta a speculazioni
finanziarie ardite, il cui sfruttamento rischia di generare conflitti. Un libro che merita leggere, un approfondimento per
tutti, godibile come un bicchiere d’acqua, tutto d’un fiato. “L’acqua nella storia. Dai sumeri alla battaglia per
l’oro blu” di Giuseppe Altamore Sugarco ed. 2008 Milano € 16,80
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La legge 241/90 ovvero "Accesso agli atti pubblici"
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